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SETTEMBRE CI PORTA NEL MONDO DELL’HORECA

DALLA CAMPAGNA PISANA A MARINA DI MASSA UN VIAGGIO DI SAPORI.

E..poi l’estate sta finendo!

La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, completalo. La vita è un gioco, giocalo.

Madre teresa di calcutta

Cosa state aspettando di leggere gli articoli? Buona lettura!

direttrice responsabile

Manuela Orsini Merani

Hot Topics

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La scelta coraggiosa di Stefano Fassina: da tradizionale a gluten free 100%. La sua gastronomia soddisfa tutti i palati e guarda alla qualità e ai sapori, quelli autentici.

W la pasta ma anche nutrirsi in compagnia, direi in buona compagnia.

Dobbiamo essere in forma, alla moda, magri oltre l’inverosimile e magari infelici.

Non che mangiare e basta ci può regalare il segreto della felicità, ma neanche le privazioni ci vengono in aiuto.

E allora che fare?

Ah, io mica lo so. Però possiamo attraverso i nostri articoli farvi confrontare con altri mondi, quello della cucina che è anche un pretesto per mettere le gambe sotto un tavolo e parlare un po’.

Scoprire un borgo come quello di Sansepolcro e passarci un fine settimana e staccare un po’ dal lavoro.

La tendenza dei tatuaggi ha sempre suscitato molte discussioni negli anni passati, mentre oggi è raro trovare una persona che non ne abbia uno.

E poi si parla di libri e vari rimandi all’IA ..insomma vi invito a leggere, sono ripetitiva lo so e questo è quanto!

Buona lettura

la direttrice Manuela Orsini Merani

Uscita speciale del numero di Aprile: “Tra sacro e profano. Il contrasto che ci rafforza ma occhio alle giuste dosi”.

“Fra sacro e profano”

Perché abbiamo scelto questo leitmotiv per il numero di aprile?

Semplice, vi lanciamo una domanda: “Qual è secondo voi la linea di confine fra queste due sfere?”

Ciò che era trasgressivo anni fa, adesso è entrato nel nostro quotidiano e magari non ci rendiamo conto di come il cambiamento abbia investito anche le nostre semplici abitudini.

Prima la tendenza comune era associare il sacro al bene e il profano a qualcosa di ambiguo e oscuro. E oggi?

Questo confine sottile è oltrepassato, dai fenomeni sociali, dai fatti di cronaca, dalle tendenze nell’arte, nel fashion, nel food; insomma, siamo cambiati, gente!

Ci facciamo contaminare continuamente e non siamo liberi di scegliere ed essere autentici ogni santo giorno. Viviamo in balia di questa confusione e alla fine della fiera vince il profano, o meglio, il sacro ormai è strumentalizzato, quasi ridicolizzato.

Forse è il momento di fare un passo indietro da questa accelerazione a braccetto con l’ostentazione. Non dico di vivere da mormoni, ma neanche di assumere costumi e abitudini che non rispondono alla nostra reale natura. Per stare nel gruppo, omologarsi e poi in fondo sentirci soli.

In questa bella ricetta che è la vita, basta saper calibrare tutti gli ingredienti, con quel pizzico di gioia che non guasta. Questo contrasto ci unisce, ci rafforza, ma va saputo gestire con cuore e cervello, senza fanatismi.

Tornando al numero di aprile, sarà un numero in work in progress: avremo due uscite, una a inizio mese e l’altra verso la fine, con tanti articoli dedicati a interviste: primo piano su Eva Robin’s, attrice e artista, e un’altra attrice di cui vi sveleremo il nome nell’uscita del 18 aprile. Il cuore delle madri canossiane e le loro scelte di vita al centro di un’altra inchiesta. Protagonista del mondo del food una donna determinata: chef Susy.

Vi consiglio di leggere gli articoli che affrontano il fenomeno del monkey barring argomentato da Anna Peru, l’osservatorio di Capè che ha voluto mettere in luce un confronto fra tre volti femminili nella politica, il rispetto come terreno comune del libraio Michele Biagi, la pittura a Napoli dopo Caravaggio che arriva a Forte dei Marmi con Francesco Boicelli e altri new entry come la chef Susy Fantei che nei prossimi numeri ci sorprenderà con le sue creazioni e la blogger Daisy Bozza da Parigi dal mondo di Disneyland.

Nel frattempo stanno arrivando alcune delle vostre lettere, siamo felici di aver suscitato il vostro interesse e risponderemo ai vostri quesiti il prima possibile.

Buona lettura

la direttrice responsabile

Manuela Orsini Merani

Quello che le donne..dicono e pensano..

L’editoriale
“Il duro compito di essere una donna. Ci conviene essere multitasking”?

Marzo da sempre è associato al mondo femminile.

Purtroppo persiste tanto maschilismo nei mestieri di ogni genere, care bimbe. Parliamo di quote rosa, di parità di diritti e poi? Quella visione di brava donna di casa indaffarata con le faccende di casa, dietro al tinello resta per alcuni maschietti una comfort zone, anche a livello inconscio. Certe donne spaventano, vuoi per la loro emancipazione, vuoi per la loro ostinata voglia di indipendenza e anche per una marcata aggressività. Forse è il caso di darci una regolata?

Siamo diventate brave a fare tutto, c’è da pittare casa? Eccoci armate di set di pennelli da fare invidia a un vero professionista. Si buca una gomma? Rieccoci con il cric a sostituirla con la gomma di scorta. E potrei continuare. La donna vittoriana classificata come angelo del focolare è un lontano ricordo, per fortuna, o sfortuna a vostro giudizio.

Per caso abbiamo smarrito un po’ di grazia? Mancano le forze lavoro, probabilmente, siamo sprovviste di cavalieri.

La direttrice Manuela Orsini Merani

“Il senso di essere donna. Interroghiamoci sui tanti ruoli e le loro piccole e grandi battaglie”.

Di Anna Peru

Cosa significa essere donna oggi. È un bel biglietto da visita, oppure è soltanto un dilemma?

L’8 marzo è una  giornata internazionale dedicata alla  donna, ma la nostra domanda è: ha ancora  senso festeggiarla? Alcuni dicono che non si ricordano il perché viene celebrata, altri che comunque è una festa con doni, cene fuori e altro.

Questa ricorrenza ricorda le lotte e le discriminazioni vissute dalle donne prima di poter arrivare a dei risultati nella società attuale. Ma quali sono questi miglioramenti, alcune donne si domandano? Nello specifico hanno ottenuto l’uguaglianza dei diritti nel lavoro uguale all’uomo, il diritto di voto, all’istruzione, alla parità legale nella società e nella famiglia e anche di trattamento, ma non finisce qui.

Ma questi  cambiamenti in realtà  presentano delle lacune, basta esaminare che sul piano lavorativo gli stipendi e le carriere sono inferiori -in alcuni casi – rispetto agli uomini e che dire poi dei casi di violenza e di abuso  sia nell’ambito famigliare che nella società sono aumentati fino a diventare in casi estremi dei  femminicidi.

Storicamente  era il 12 marzo dopo il periodo fascista nel settembre del 1944 a Roma venne creata l’Udi (unione donne in Italia) e si stabilì di anticipare tale festa  all’8 marzo come giornata della donna nelle zone liberate d’Italia. La mimosa fu scelta come  simbolo floreale di questa festa grazie a tre donne – Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei- che nel 1946, scelsero questo fiore che nonostante appaia fragile cresce e  sboccia nei terreni più difficili e rappresenta perfettamente la forza propria  della donna e l’emancipazione femminile.

In alcuni Paesi in memoria delle operaie che persero la vita nell’incendio di una fabbrica di New York esattamente l’8 marzo del 1908  si è voluta onorarla istituendo la festa della donna.

Varie sono le correnti che fanno nascere tale ricorrenza, tra le quali citiamo quella che vede il  partito socialista americano promuovere il 23 febbraio del 1909 una manifestazione a sostegno delle operaie che protestavano per ottenere migliori condizioni di lavoro  e il diritto di voto. Prese il nome di “giornata della donna”.

Quindi come si evince, questa data  è dedicata a tutte le donne e non soltanto ai nomi famosi, celebrando e volendo riconoscere alla donna i diritti  reclamati negli anni  onorando soprattutto il sacrificio di tante eroine il cui nome non si ricorda e si perde nel  tempo e nella memoria, che con il loro  sacrificio hanno fatto sì di ottenere  quelle vittorie che rendono le donne più libere, anche se molta strada è ancora da  costruire 

Per cui, concludendo  e rispondendo alla domanda, essere donna oggi vuol dire essere cosciente e consapevole del proprio ruolo insostituibile nella società moderna. E mi piace citare anche una frase scritta in una nota rivista da don Antonio Mazzi: “Ogni donna possiede la capacità di compiere miracoli quotidiani”.

“Prime penne rosa. Chi per prima ha messo nero su bianco per aprire la strada alle altre oltre i pregiudizi e le ingiustizie”.

di Manuela Orsini Merani

Scrivere non è mica una cosa semplice. Piace a tanti, forse supera la voglia di aprire e leggere un libro. Ci siamo mai chiesti chi è stata nella storia la prima donna a scrivere in Europa? Il suo volto prende le sembianze di Cristina da Pizzano, conosciuta come Christine de Pizan. Nata a Venezia nel 1364, grazie al padre Tommaso, medico del re Carlo V, alla sua corte in Francia ricevette insieme ai suoi fratelli, una educazione in contrasto alla consuetudine di allora.

Non vogliamo soffermarci su questo passo, ma andiamo a indagare in relazione a un’altra difficile professione, legata a fare informazione.

In questo caso in Italia la prima giornalista in assoluto è stata un’altra veneziana, nata però diversi anni dopo, nel 1751, Elisabetta Caminer Turra.

Prima di approdare a questa professione, figlia di Domenico Caminer, storico e giornalista, lavorò come modista, ancora dodicenne.

Con il padre diede vita al “Giornale enciclopedico” anni dopo, nel 1783 prese il nome di “Nuovo giornale” di cui divenne la direttrice.

Altri volti femminili si distinsero per aver aperto un nuovo scenario, delineato da tanta passione, determinazione e votato alla libertà di espressione oltre la gonna, i tacchi e la cipria.

Se andiamo a cercare la prima reporter nel mondo non ci sorprenderemo di fare un bel salto e oltrepassare i confini geografici per arrivare al nuovo continente.

Siamo a fine ottocento quando la la giornalista americana Elizabeth Jane Cochran, più conosciuta come Nellie Bly diede vita alla sua battaglia.

Il suo primo articolo mise in luce il vero backstage dello spaccato delle donne operaie. Storie cucite addosso ai loro corpi in balia di ingiustizie e trattamenti poco ortodossi. Il tutto messo a nudo dalla sua penna, appena ventenne si calò nei panni di una di loro per scoprire la realtà. Con quel piglio tipico del fare giornalismo d’inchiesta documentò una geografia di fatti che, non dovevano essere messi a tacere.

A distanza di anni da loro, tante cose bollono in pentola, l’onda è stata solcata da altre memorabili giornaliste, scontato e meritato ricordare alcuni nomi che hanno segnato la storia del giornalismo al femminile. La prima donna a dirigere un giornale fu Matilde Serao e arriviamo alla mitica Oriana Fallaci.

Nessuno è rimasto immune al suo potere di fare informazione senza trucchi o artifici, lei era la notizia fatta carne e anima.

Ad oggi vantiamo sui nostri schermi tanti altri talenti del giornalismo al femminile, pensiamo alle inchieste di Milena Gabanelli, a quelle internazionali di Monica Maggioni, per spaziare al mondo frivolo e glam del fashion con Anna Wintour, che nel 2025 ha lasciato la direzione della bibbia della moda Vogue. “Il diavolo veste Prada”, iconico film che la celebrò, fu proprio il suo ruolo che ispirò il personaggio di Miranda Priestly.

La domanda che a distanza di anni ci continuiamo a porre è: perché le donne, con tutte le loro potenzialità, non riescono a vivere serenamente la loro vita, non solo fra le mura domestiche ma anche in un ufficio? Le uniche armi restano carta e penna per dare voce ai nostri diritti?

“C’è chi dice no. Anzi, avere il tempo per dire no a una violenza fa la differenza”.

PAGINA LEGALE


di Capè


Nel leggere come d’abitudine – per lavoro o diletto – le novità in campo giuridico ha attirato la mia attenzione la proposta presentata al Parlamento da parte della senatrice Bongiorno sullo stupro sia per l’argomento quanto mai attuale sia per la senatrice Bongiorno giurista illustre e sempre attenta alla tematica donna. Dunque la senatrice in sostanza propone “di punire con la reclusione da sei a dodici anni chi stupra o ha rapporti contro la volontà della donna o uomo che sia “ e qui sono perfettamente d’accordo seppur aumenterei di molto la pena. Ciò che mi lascia basito e non me l’aspettavo di certo da una paladina come la Bongiorno è la spiegazione del termine contro la volontà della stuprata. Leggo infatti nella proposta che “la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è stato commesso. L’atto sessuale è commesso contro la volontà dell’offesa anche se è effettuato a sorpresa cioè approfittando del fatto che la persona offesa è in quel momento impossibilitata ad esprimere il proprio NO”. Formulato così cara Senatrice non ci siamo perché viene completamente ribaltato l’onere della prova in quanto e’ la vittima che deve dimostrare che non voleva. Ma cosa sta succedendo alla magistratura ed al legislatore? Nel numero precedente di Stop Stress News abbiamo esaminato l’assurda sentenza della Cassazione che impone al “derubato” l’onere del possesso effettivo ininterrotto e continuativo per vent’anni del proprio immobile. Qui – ed è peggio – si impone alla vittima – nel 98% dei casi “DONNA” – di dimostrare e provare inequivocabilmente che non voleva!!!!. No cara avvocato Bongiorno non ci siamo e viene autorizzato lo stupro e permesso senza la prova da parte della vittima che non voleva avere rapporti intimi con il carnefice di turno che così stupra e la fa franca. Mi auguro che la senatrice ponga rimedio al refuso evidente e formuli in modo netto e chiaro che chi stupra, o peggio purtroppo come la cronaca giornaliera dimostra, deve essere condannato all’ergastolo e tolto di mezzo. Lo chiedono a gran voce tutte le vittime di stupro o femminicidio augurandole –io capofila- a gran voce “che non possa accadere ad una sua familiare” allora vedrebbe con le lacrime agli occhi l’assurdità di quanto da lei proposto.


Una Comunità tra gli scaffali

di Michele Biagi

In un momento storico come questo emerge sempre di più la necessità di rafforzare e non disperdere il ruolo fondamentale di una Comunità.

 In questo contesto, le librerie possono svolgere un ruolo determinante. 

Non sono soltanto un luogo dove acquistare libri, ma anche uno spazio di incontro, dialogo e crescita culturale. Un luogo comune, nel senso più autentico del termine: uno spazio condiviso, aperto, capace di generare relazioni e pensiero.

Non solo punto vendita, dunque, ma luogo di confronto e condivisione. Un ambiente in cui le persone possano incontrarsi, discutere, approfondire e crescere culturalmente insieme.

In un tempo in cui l’informazione corre veloce e spesso in modo superficiale, fermarsi ad ascoltare, leggere e riflettere rappresenta un atto culturale significativo. Le librerie possono rinnovare così il proprio impegno: essere presidio culturale sul territorio e spazio vivo per la comunità.

Il libro resta uno strumento fondamentale per comprendere la realtà, ieri come oggi. Promuovere occasioni di approfondimento e riscoprire il valore della ricerca documentale significa contribuire alla costruzione di una cittadinanza più consapevole.

Gli argomenti, del resto, non mancano.

Aprire una riflessione su una parte della storia della Prima Repubblica, ad esempio, significa confrontarsi con alcuni dei delitti irrisolti di quel periodo. Non si tratta soltanto di fatti di cronaca, ma di pagine delicate della storia italiana, che hanno segnato profondamente il dibattito pubblico.

Raccontarli vuol dire anche tramandare la memoria di un’epoca in cui il contesto sociale, politico e culturale era profondamente diverso: anni in cui determinati eventi venivano vissuti come momenti cruciali di interrogazione collettiva.

Con questo spirito nasce un ciclo di appuntamenti domenicali dedicato ai grandi delitti irrisolti della Prima Repubblica: un progetto che unisce approfondimento storico, attualità e promozione della lettura.

Tre incontri, tre date, tre occasioni di confronto con autori che hanno studiato e ricostruito vicende ancora oggi al centro del dibattito.

Grazie alla presenza degli autori, ogni appuntamento sarà un momento di dialogo diretto: domande, riflessioni e confronto aperto, per affrontare temi complessi con spirito critico e partecipazione attiva.

Il programma degli incontri

22 marzo – “La lunga notte dell’Idroscalo. Il delitto Pasolini”
Un incontro dedicato alla morte di Pier Paolo Pasolini, avvenuta all’Idroscalo di Ostia nel 1975: un caso che continua a interrogare coscienze e istituzioni.

29 marzo – “La contro teoria dell’acqua. Perché Zodiac non è il mostro di Firenze”
Un appuntamento che affronta una delle ipotesi più discusse legate al cosiddetto Mostro di Firenze, mettendo a confronto teorie e ricostruzioni alternative.

12 aprile – “MDF. La storia del mostro di Firenze”
Un approfondimento storico e investigativo su uno dei casi di cronaca nera più controversi della storia italiana recente.

Tutti gli incontri si terranno la domenica alle ore 17.00 presso il bookstore Mondadori di Pietrasanta, in un contesto raccolto e partecipativo.

“Il valore della Pasqua per riscoprire la felicità delle piccole cose. Quanto è importante dire: Ti amo”.

OSSERVATORIO

di Capè

Pasqua è tra pochi giorni. Pasqua ricorrenza cristiana che evoca tanti ricordi di ieri, oggi e perché no di domani. Ieri ricordiamo i preparativi ecclesiastici, la visita in chiesa e benedizione delle uova e dell’ulivo, il pranzo pasquale con la famiglia tutta riunita passata a discorrere del più e del meno gli adulti e noi ragazzi che si apriva l’uovo per vedere la sorpresa, ora splendida ora deludente, con l’immancabile abbuffata di cioccolata e la bocca talmente marrone che, al confronto quelle di un coetaneo mulatto era bianca candida, a rincorrersi nel cortile di casa od a giocare a mosca cieca. Erano altri tempi, eravamo innocenti, liberi e soprattutto felici. Eravamo sempre seguiti e sott’occhio dei nostri genitori e ci sentivamo protetti in ogni istante. Oggi esiste ancora questa libertà dei nostri figli? E’ una domanda che mi pongo ogni giorno di più e la risposta è sempre la stessa: NO. In nome del modernismo imperante abbiamo – noi genitori per primi – dato ogni giorno sempre più libertà e non sorveglianza ai nostri figli con il risultato di aver fatto loro dimenticare il valore familiare, il sapore e odore dello stufato pasquale misto all’amore che ci guidava a tavola, delle tradizioni dei nostri nonni, della semplicità dei rapporti e, soprattutto, del rispetto verso gli anziani, i genitori e le ragazze. Non si sa più corteggiare una ragazza, non si sa più cos’è la gentilezza, la cavalleria e la galanteria. Non si sa più chi è il maschio e chi la femmina in ossequio alla new terminologia che vuole affibbiarci il termine “genere” anziché “sesso” come se non fosse da tempo immemorabile netta la distinzione tra genere umano e animale. Questo fatto è per me offensivo a prescindere. Chi si ricorda l’allegria che emanava in tutti il giorno di Pasquetta nell’immancabile gita fuori porta teatro di nascita di primi – durevoli o volatili – primi amori genuini e spontanei? Chi non rimpiange il bel tempo che fu in cui ci scambiavamo con affetto il paniere del pic-nic con i nostri vicini di coperta sull’erba o dell’ombrello per ripararsi frettolosamente dal temporale improvviso regalatoci dal pazzarello mese di marzo? Oggi si va sempre più di corsa, col telefonino incollato agli occhi che ha ucciso il piacere cartaceo dello scrivere e del leggere una lettera del fidanzato o della fidanzata. Come è bello scrivere TI AMO sulla spiaggia –diceva una canzone tempo fa – ed aspettare che la risacca la cancellasse mano nella mano con lei/lui pronti a correre e riscriverla più e più volte intervallata ogni volta da un appassionato seppur innocente bacio! Ecco abbiamo perso oggi tutto questo con il risultato che i nostri ragazzi/e sembrano zombie a giro, vestiti tutti uguali, svogliati con i ragazzi da una parte e le ragazze dall’altra a cinguettare con gli sms o whatsApp senza capire che l’inclusione dei “ragazzi del muretto” è più salutare di un pizzico di droga e che l’abbraccio tra innamorati ti fa esclamare “wow” più di un “tvb”. Ecco vorrei che la Pasqua quest’anno significasse come tanti secoli orsono la rinascita dello spirito di corpo unita alla gioia di vivere liberi correndo mano nella mano in un prato di margherite fiorite sotto il sole primaverile.

Perle di bellezza, lo dice la Ely

di Elisa Federigi

Quale rimedi e aiuti per il benessere 

# Provo a eliminare un pò di pancetta #si può fare con tanta pazienza e massaggi olistici circolari  sull’addome utilizza  alcune gocce di  olio essenziale  a scelta mirata, da un erborista, mescolato ad una crema di base o ad un olio vegetale tipo di mandorla 

#Mentre per le gambe#

 olio essenziale di pompelmo o altro  massaggiarle dal basso verso l’alto stimola la circolazione e rassoda la pelle

– uso delle gocce essenziali sempre da mescolare ad un olio vegetale tipo di mandorle in quantità superiore alle gocce-

#Tendenza  make up #effetto look chic e fresco  naturale.

Scegli  palette neutre con colori nudi e luminosi quali beige, rosa soft e marroni . 

le texture diventano sempre più sottili, un tutt’uno con la pelle con trattamenti che si prendono cura della pelle che vestono di nuove magie

Blush in stick da stendere con i polpastrelli e un pennello per un effetto fresco e   dare luce all’incarnato 

 La mission un glow effetto naturale 

Luca Bertone presenta “Summer Vibrations” e racconta la sua evoluzione artistica

di Francesco Boicelli

La musica non è solo suono, ma un viaggio attraverso emozioni, ricordi e sperimentazioni. In questa intervista, Luca Bertone ci apre le porte del suo mondo artistico, raccontando l’evoluzione della sua carriera, l’ispirazione dietro il nuovo singolo “Summer vibrations” e il rapporto profondo con il pubblico, le collaborazioni e l’insegnamento. Un racconto sincero che mette in luce la passione, la disciplina e la voglia di condividere la propria arte.

Il nuovo singolo “Summer vibrations” segna un’altra tappa del tuo percorso: come nasce questo brano, quali sono state le principali fonti di ispirazione e che atmosfera volevi trasmettere al pubblico? Dal punto di vista artistico, in cosa si distingue rispetto ai tuoi lavori precedenti e quali influenze musicali hanno contribuito alla sua composizione e produzione in studio?

Questo brano è nato circa 20 anni fa come una bossa nova,
in seguito avevo provato a metterci un testo in italiano con un amico di Roma, ma non mi convinceva ancora pertanto, non è mai stato depositato in SIAE.

La melodia era ben chiara fin dall’inizio e l’ho mantenuta, ma il brano ha preso la sua forma attuale quando io e Francesco Alberti ci abbiamo finalmente rimesso mano.

Una volta soddisfatti del risultato, abbiamo depositato il brano e lo abbiamo promosso su gran parte degli store digitali.

Le nostre principali fonti di ispirazione sono indubbiamente arrivate dai nostri ascolti durante gli anni, principalmente blues, jazz, fusion e latin. L’atmosfera che volevamo creare era pensata principalmente per far risaltare la chitarra acustica, anche se non ho resistito a inserire un solo di chitarra elettrica.

Negli ultimi anni il tuo percorso musicale ha attraversato generi diversi e numerose esperienze: come descriveresti oggi la tua identità artistica, quanto conta per te sperimentare e uscire dalla zona di comfort e ci sono direzioni musicali o generi che senti di voler esplorare maggiormente in futuro?

La mia identità artistica oggi la descrivo come una ricerca di connessione empatica: non suono solo per essere ascoltato, ma per creare uno spazio dove chiunque possa sentirla un po’ sua, usando la chitarra come ponte tra le mie emozioni e quelle di chi ascolta.

Per questo motivo sperimentare è vitale: uscire dal proprio “guscio” non significa cambiare genere, ma cercare nuovi colori e linguaggi sulla tastiera per rendere quel guscio ancora più profondo.

Per me sperimentare tecnicamente ed esplorare nuovi suoni è l’unico modo per creare una vera condivisione, mantenendo la mia musica viva, onesta e capace di curare.

Le collaborazioni hanno spesso caratterizzato la tua carriera: quanto sono importanti per la tua crescita artistica e umana, cosa ti hanno lasciato le esperienze con musicisti di alto livello e puoi anticiparci eventuali nuovi progetti o partnership in arrivo?

Le collaborazioni sono il “carburante” della crescita.

Dal punto di vista artistico, lavorare con altri ti costringe a uscire dalla tua comfort zone. Ti obbliga a guardare la tua musica attraverso gli occhi (e le orecchie) di qualcun altro, portandoti a scoprire soluzioni tecniche o armoniche a cui non avresti mai pensato da solo.

Sul piano umano queste esperienze sono lezioni di umiltà ed empatia. Condividere il palco o lo studio significa imparare ad ascoltare prima ancora di suonare. È un esercizio di equilibrio tra l’affermare la propria identità e il mettersi al servizio degli altri.

Il rapporto con il pubblico è centrale per ogni musicista: che differenza provi tra il lavoro in studio e l’esibizione dal vivo, hai in programma concerti per presentare i nuovi brani e qual è stata finora l’emozione più intensa che hai vissuto su un palco?

Il lavoro in studio e l’esibizione dal vivo sono due facce della stessa medaglia.

Mentre il lavoro in studio è una ricerca minuziosa della perfezione, dove il tempo si dilata e il pubblico resta un’immagine lontana, l’esibizione dal vivo si trasforma in un momento particolare dove l’attenzione non è più rivolta al dettaglio, ma al creare una sintonia immediata con lo spettatore.

Accanto alla carriera artistica porti avanti anche l’insegnamento: cosa ti restituisce il rapporto con gli allievi, che consigli daresti oggi a un giovane che sogna di fare il musicista e, guardando al tuo percorso personale, quali sogni vorresti ancora realizzare e dove immagini la tua musica tra cinque anni?

Insegnare per me significa mettermi sempre allo stesso livello dei ragazzi per farli sentire a proprio agio e creare un rapporto di fiducia.

Questo scambio mi restituisce un’energia pazzesca. Ogni volta che esce un mio nuovo video o un brano sui social, mi piace discuterne insieme a loro, sentire la loro opinione e confrontarmi apertamente con loro. Questo dialogo costante mi aiuta a rimanere “aggiornato” e a vedere la mia musica con occhi sempre nuovi.

Credo che “se lo vuoi davvero, puoi farcela!”. Nonostante i tempi difficili e l’incertezza, nulla è davvero impossibile se si è disposti a mettere in campo l’impegno e soprattutto la costanza, perché la passione da sola è la miccia, ma il carburante è la costanza.

Non basta più saper suonare: è necessario avere una formazione a 360 gradi. Bisogna essere pronti a studiare per imparare la tecnica, ma è necessario anche imparare come funziona la produzione digitale e il mercato del lavoro.

Un musicista moderno è un artista, ma è anche un imprenditore di se stesso.

La musica non si fa da soli in una stanza, ma incontrando persone, partecipando a concorsi, collaborando e mantenendo sempre serietà e affidabilità.

Tutto questo non è facile: ci saranno giorni in cui sembrerà che il mondo non abbia bisogno della vostra musica, ma è proprio in quei momenti che si vede chi è un vero musicista, capace di accettare il momento e trasformarlo in nuova ispirazione.

Con l’impegno costante i momenti di buio diventeranno solo il contrasto necessario per far risplendere la vostra luce sul palco della vita. Credeteci, studiate e non fermatevi mai.

Il mio sogno più grande posso dire di averlo già realizzato: grazie alla musica ho costruito la mia famiglia, che è il mio successo più vero.

Se parliamo di ambizioni artistiche, il desiderio resta quello di non fermarmi: spero di far viaggiare le mie canzoni il più lontano possibile, toccando il cuore di chi ancora non mi conosce e di avere la possibilità di fare sempre nuovi concerti.

Dopo tutti questi anni di musica, esperienze, palchi e incontri, se potessi tornare indietro e parlare al Luca bambino che ha preso in mano la chitarra per la prima volta, cosa gli diresti oggi — e cosa invece pensi direbbe lui a te vedendo il tuo percorso?

Se potessi tornare indietro, mi siederei per terra accanto a lui e gli direi: “Luca, senti come vibra la tua chitarra sulla pancia?”.

Gli direi di non scordarselo mai, perché quella è la musica che ti entra dentro per davvero.

Gli direi di continuare ad annusare ogni chitarra, perché ogni legno ha il suo odore e quel profumo lo aiuterà a non sentirsi mai solo.

E gli direi anche di restare pure lì a fissare le valvole dell’amplificatore che diventano rosse, perché quel calore e quell’odore di elettricità sono la cosa più bella del mondo.

Lui, guardandomi oggi, forse mi farebbe un sorriso furbo e mi direbbe: “Allora non sono l’unico matto!”.

Sarebbe felicissimo di vedere che il Luca “grande” ha ancora la stessa faccia di quando, da bambino, si incantava davanti all’amplificatore acceso.

Mi direbbe che è fiero di me perché, nonostante i tanti palchi, non ha mai smesso di emozionarsi per le piccole cose che gli hanno fatto battere il cuore fin dall’inizio.

Attraverso le parole di Luca emerge chiaramente che la musica non è solo tecnica, ma un linguaggio universale capace di connettere persone, esperienze e sogni. Dalla composizione al palco, dall’insegnamento alle collaborazioni, il suo percorso è un invito a vivere la musica in tutte le sue sfumature, con passione, curiosità e autenticità.

FEBBRAIO corto ma INTENSO

IL Risveglio della natura

L’Editoriale

Quando le dimensioni non contano. Ecco come sempre arriva il mese più breve dell’anno che, però presenta i conti.

Abbiamo passato il giorno dedicato agli innamorati, bene o male..”chissenefrega”.

Però, la tradizione dei fiori, in particolare rose rosse a gogò, cena a lume di candela in un locale esclusivo piace ancora.

Insomma, celebrare l’Amore ha ancora un senso per molti di noi, che sia in coppia, in compagnia di più coppie, fra amici single. E permettetemi di dire anche fra scambisti in taluni casi. Da anni ci interroghiamo su cosa sia davvero trasgressivo. Ne abbiamo viste di tutti i colori negli ultimi anni, forse sarebbe bene valutare quale dimensione sia più adatta al nostro passo.

In fondo non siamo mai contenti di come è andata, vorremmo essere più magri, più giovani, più amati dai nostri mariti, fidanzati..

Quello che vediamo nei nostri specchi non è la nostra immagine ma un puzzle di continue insoddisfazioni.

La regola base è volersi bene, prendersi cura del nostro benessere. Diventare consapevoli dei propri difetti che possono diventare punti forza della nostra personalità.

Anni fa parlando con un amico tedesco e loro in fatto di perfezione e precisione sembrano dei veri maestri, emerse una considerazione che aveva più un timbro latino: la perfezione è noiosa!

Quindi cari amici lettori con questo mese che tra San Valentino, San Faustino dedicato agli scapoli e come sono solita dire alle scapole, termine da me coniato, le gare olimpiche e il festival di Sanremo, non smettiamo mai di mettere al centro le nostre esigenze con i nostri tempi.

Il tempo è vero presenta sempre il conto, scorre veloce ma presi dalla foga di fare tanto e tutto poi, alla fine della fiera ci dimentichiamo il vero senso di tutto.

Febbraio è il mese della purificazione e della pulizia, apriamo le braccia a quello che verrà.

E’ vero nessuno ha più diciasette anni ma, a tal proposito mi viene in mente una strofa del brano degli ABBA:

“Puoi ballare,
puoi scatenarti,
goderti la tua vita
vedi quella ragazza,
guarda la scena,
fatti sotto, regina danzante..”

Ecco in fondo, bisogna cercare la musica giusta come sottofondo alla nostra vita.

BUONA LETTURA!

Il fil rouge di questo mese?

I BAMBINI CONTINUANO A FARE OH? CHIEDIAMOLO AL CANTANTE GIUSEPPE POVIA

Di Manuela Orsini Merani

Sul palco sono saliti in tanti. Hanno cantato storie d’amore, a volte con tracce di tristezza e altre con un senso di euforia. Ci hanno fatto sognare, ma anche portato a guardare oltre l’idifferenza. Ad ascoltare brani sulla crudeltà delle guerre, testimonianze drammatiche di persone che vivono sole e isolate dal resto del mondo. Hanno scandagliato con parole e voce ogni forma di violenza e ingiustizia, ci hanno regalato attraverso la loro musica, emozioni e pensieri e forse qualcosa di più che non si può descrivere nero su bianco.

Con talento e sensibilità tipica degli artisti si sono esibiti per il Festival di Sanremo che, dal 1951 continua a far par parlare di se.

Ogni anno si va in scena e il pubblico si divide. Chi lo segue dalla poltrona di casa, chi lo snobba perché dice che non è più come una volta e chi preferisce l’internazionale Eurovision. Specie i giovanissimi.

Forse abbiamo perso la meraviglia di guardare il mondo e probabilmente la tv con uno sguardo di meraviglia.

Fra i banchi di scuola diventava un argomento di chiacchere, a chi sfogliava Tv Sorrisi e canzoni alla ricerca di anticipazioni, gossip e anche i brani da canticchiare con gli amici.

Era un legante sociale, uno spunto da cui partire, per imitare i look dei cantanti, per scoprire gli aneddotti dai backstage. C’era la voglia di arrivare a casa e mettersi comodi in famiglia e seguire una kermesse fatta di voci e lustrini.

Volevamo sognare, ecco questo non ce lo toglieva nessuno, partecipare alle dinamiche di un mondo, a noi sconosciuto, che celebrava in tutto e per tutto, la musica italiana.

Pensate fu ideato, per uno scopo ben preciso: dare slancio alla città di Sanremo sul piano turistico.

I principali fondatori: il direttore della manifestazioni e delle pubbliche relazioni del Casinò di Sanremo Angelo Nicola Amato e il giornalista Angelo Nizza. Con Pier Bussetti e Giulio Razzi prese corpo il regolamento che aprì le porte a tanti artisti di calibro diverso.

Da allora cosa è cambiato nelle aspettative degli spettatori?

Ci chiediamo se ancora “I bambini fanno Oh” Dove è finito lo stupore? In fondo ammettiamolo tutta questa indifferenza anche alla bellezza della vita, paradossalmente ci imbruttisce. Noi non lo sappiamo, ma resta un dato oggettivo. Il celebre brano del cantante Giuseppe Povia nel 2005 fu escluso dalla gara, perché eseguito in precedenza.

Il conduttore Paolo Bonolis decise di farlo esibire ugualmente. Da allora in tanti ne ricordano e intonano alcune strofe della canzone.

Un anno dopo trionfò con “Vorrei avere il becco”.

Nel suo tour celebra vent’anni da quella data, ha anticipato che nelle prossime canzoni tratterà temi come bullismo e violenza di genere. A suo avviso come e quanto la musica può dare un contributo benefico per le nuove generazioni che, recentemente sono un po’ allo sbaraglio?

“Dicono che la musica non cambia il mondo ma per me è il contrario. Attraverso le canzoni si può cambiare il modo di vedere le cose e migliorare. Si può prendere uno spunto o un’idea e fare del bene o si può dare positività allo stato d’animo di chi ascolta. Le nuove generazioni sono persone che cresceranno e invecchieranno dicendo e facendo anche loro sempre le stesse cose con modi e dettagli differenti in tempi diversi. La musica è lì per dare anche a loro spunti e modi di pensare.

La verità” mette in luce il rapporto fra genitori e figli, che figlio è stato e come si spiega questo crescente fenomeno di imbruttimento nelle relazioni familiari e anche sociali. Tradotto in una sorta di precarietà di sentimenti e valori umani.

“Sembra che molti genitori delegano troppo gli esterni quando c’è un problema. Forse non hanno il coraggio di prendere decisioni e si affidano agli esperti per ogni cosa. Il punto è che alcuni di questi esperti non curano definitivamente e psicologicamente gli adolescenti dando loro forza e indipendenza ma se li portano dietro anni così da farli diventare parte del loro stipendio. Il problema è che se da una parte un giovane trae beneficio, dall’altra diventa dipendente e finirà per non staccarsi più per paura di sentire il vuoto. Anche questa è una forma di bullismo”.

Quali sono le maggiori soddisfazioni che le ha regalato la sua carriera e invece se ci sono stati periodi bui, che l’hanno segnata ma anche dato una spinta a non abbattersi.


È scontato che io dica che le soddisfazioni lavorative si hanno quando tutto va bene ma in realtà la più grande gioia è quando ci si rialza e si va avanti dritti per la propria strada senza osservare quello che fanno gli altri che magari fingono che tutto sia bello, indossano un sorriso e mascherano il dolore. Tutti stiamo bene e male, il punto è non fermarsi, non vivere la vita degli altri e non farsi bullizzare dal tempo e dalle tendenze.

Ma se Giuseppe Povia non avesse dedicato la sua vita alla musica cosa avrebbe fatto? E potrebbe vivere senza la musica, ci ha mai pensato?

Bo non saprei, forse avrei continuato a giocare a calcio e sarei diventato allenatore o mi sarei aperto un ristorante o forse avrei fatto il cameriere a vita o magari sarei diventato un gigolò o un criminale

Una delle canzoni che la rappresenta di più e perché?

Non so mai rispondere a questa domanda ma direi la prossima che pubblicherò sul tema bullismo.

Ci vuole anticipare alcuni futuri progetti..

Il brano nuovo “Non dormivo la notte” appunto, e il nuovo tour 2026 “viva la festa 2.0” in onore delle feste, sagre e patroni a 20 anni dalla vittoria di Sanremo 2006.

Da “Quando i bambini fanno oh”, cosa è cambiato nella poesia del cantautore Povia, o meglio che sviluppi ci sono stati dal punto di vista professionale e umano.

Mah.. si cambia perchè si cresce e si moltiplicano i modi di pensare e descrivere emozioni e ingiustizie. Ciò che non è cambiato è il fatto di essere libero di cantare quel che voglio senza paura di non lavorare o essere escluso da qualche contesto. Papà diceva che un artista non può essere limitato altrimenti è burattino di un sistema di paurosi. 

SVEZIA, GIAPPONE, AMERICA A CONFRONTO. ECCOLO DI NUOVO:IL BURNOUT

Svezia, Giappone, America a confronto per la malattia dei nostri tempi il burnout”

di Anna Peru

Sono in aumento i casi di burnout, considerata dall’oms una sindrome e non una malattia, ma che purtroppo è diventato un fenomeno di massa che colpisce diverse persone.

E’ un argomento molto interessante che ci ha incuriosito e nel precedente numero ne abbiamo parlato e scoperto che nel nord e più precisamente in Svezia i medici prescrivono un farmaco insolito che si chiama “vacanza”.

Una diagnosi che prevede di stare il più possibile a contatto con la natura o di fare una vacanza a tutto relax e benessere, come cura del burnout .

Ma gli altri paesi come si comportano ? Riescono a salvarsi o ad alleggerirsi da questo stato causato da un eccesso di stress lavorativo devastante, oppure viene affrontato con indifferenza tipica dei nostri giorni.

Anche l’indifferenza è una patologia sociale e si evidenzia singolarmente come un distacco emozionale tra se e gli altri. Diventa grave il non farsi coinvolgere a livello collettivo. Queste persone di solito invecchiano anticipatamente .

Ma ritorniamo al nostro argomento principale il “burnout”, abbiamo scoperto che anche il Giappone lo affronta con un approccio alternativo e precisamente con i Tenshoku Sodan che sono dei bar nati nello specifico a Yokohama. E’ un’idea innovativa e pionieristica che serve ad aiutare coloro che soffrono di questa sindrome, si affronta con un mix giusto ci sono drink gratuiti e buone conversazioni in un ambiente protetto e intimo dove si raccontano le proprie frustrazioni lavorative o la voglia di cambiare lavoro e vita. Sostanzialmente è un sistema che offre un supporto quasi psicologico a chi parla delle proprie sofferenze lavorative con dei consulenti o baristi professionisti che sono addetti a questo tipo di servizio di comunicazione e soluzioni. L’obiettivo non è soltanto quello di aiutare a trovare un altro lavoro, ma di ripristinare un buon equilibro mente e corpo

Quindi il Giappone lo tratta creando metodi specifici con la creatività e strategia, proprio perché nella loro cultura -il burnout- ha un aspetto tragico detto Karoschi cioè morte per superlavoro. Ma non solo hanno creato anche i Crying cafè che sono dei caffè del pianto,locali attrezzati che offrono film da vedere perlopiù sentimentali e musiche rilassanti oppure il piacere di leggere dei libri sorseggiando piacevolmente un drink . Caffè del pianto perché permettono alla clientela, principalmente donne, di piangere e di sfogarsi liberandosi dalla tristezza e dalla rabbia. Una pratica terapeutica moderna che vede la vulnerabilità come forza e non come debolezza. Rappresentano una alternativa alla solitudine che ci affligge negli ultimi tempi. L’ispirazione dei bar per piangere è legato al movimento rui – Katsu (caccia alle lacrime).

In America il burnout lo considera una situazione legata a stress non gestito bene, causato da eccesso di lavoro con orari prolungati. Il fenomeno ai giorni d’oggi viene monitorato e curato creando nelle aziende, il benessere utilizzando l’impiego di risorse finanziarie per lo stress coaching e spazi per il riposo. Terapie psicologiche e motivazione per le tante attività, hobbies, yoga e tanto altro che serva per valorizzare il dipendente e non solo. La nostra inchiesta continuerà il suo viaggio attraverso altri Paesi e diversi approcci verso questo fenomeno sociale che riguarda tutti.

RITROVARE UN BUON EQUILIBRIO

MENTE E CORPO

SAN VALENTINO, SAN FAUSTINO E IL GUARDAROBA EMOTIVO DELLE RELAZIONI MODERNE

di Cristiano Gassani

Il 14 febbraio celebriamo l’amore. Il 15, ufficialmente, i single.

In mezzo? Una notte lunga fatta di cene romantiche, promesse sussurrate, calici di vino… e screenshot pronti a uscire dal rullino come prove in tribunale, e qua non si tratta di Fabrizio Corona contro altri personaggi noti, ma di storie d’amore di persone che potreste essere voi come il vostro vicino di casa.

San Valentino nasce come gesto rivoluzionario: Valentino, vescovo del III secolo, celebrava matrimoni in segreto sfidando l’Impero. Oggi l’atto rivoluzionario non è più sposarsi, ma arrivare al 15 febbraio ancora nella stessa relazione.

Perché diciamolo senza ipocrisie: molte storie d’amore durano meno di una serie Netflix. A volte nemmeno una stagione intera.

E allora il 14 febbraio creiamo un outfit come se fosse l’ultima puntata.

A San Valentino non ci si veste solo per piacere all’altro.

Ci si veste molto spesso per sopravvivere alla cena.

Perché se a un certo punto “per scherzo” iniziano a circolare screenshot del cellulare conversazioni archiviate, like sospetti, memorie digitali che nessuno aveva chiesto di rivedere, l’outfit diventa una strategia di difesa.

Non fermerà la conversazione, ma potrebbe ammorbidire il verdetto.

Se fossi lei cosa indosseresti?

Un abito che dica: sono elegante, lucida, e non ho bisogno di urlare per farmi notare. Tagli puliti, tessuti che scivolano, un dettaglio studiato. Non è la sera per sembrare “troppo”, ma nemmeno per sembrare “rassegnata”.

E se fossi lui?

La sciatteria non è mai stata sexy, figuriamoci a San Valentino. Un blazer ben costruito, una camicia che non sembri sopravvissuta a una call in smart working, scarpe curate.

Il messaggio è semplice: sono qui, presente, e sì, mi sono impegnato.

E per chi il 14 febbraio non festeggiasse allora c’è San Faustino, la il festa dei single, degli amori finiti male, delle cene saltate e dei “forse è meglio così”.

Ed è qui che il gioco si ribalta.

Se a San Valentino gli screenshot hanno fatto danni, San Faustino è il giorno perfetto per un nuovo inizio.

Con un nuovo partner, o semplicemente con una versione più onesta di voi stessi.

Il look del 15 febbraio non chiede approvazione.

È più audace, più ironico, più libero. Un outfit che non deve piacere a qualcuno in particolare, ma che potrebbe piacere a chi arriverà dopo. Perché sì, le relazioni finiscono, ma lo stile resta.

Tra San Valentino e San Faustino passa solo una notte.

Una notte in cui si può cambiare tutto: stato sentimentale, umore, prospettive. A volte anche compagnia.

Perché oggi le relazioni non sempre finiscono con una porta sbattuta. Spesso finiscono con una conversazione salvata, un “ne parliamo domani” che non arriva mai e una cena romantica che, a posteriori, sembrava già un addio ben apparecchiato.

E allora l’outfit diventa l’unica cosa davvero sotto controllo.

Il 14 febbraio lo scegli per convincere, rassicurare, sedurre.

Il 15 lo indossi per ricominciare. Magari con un nuovo partner, magari solo con uno sguardo diverso allo specchio. Ma sempre con la consapevolezza che, mentre molte storie d’amore oggi durano meno di un Telefilm, lo stile è l’unica relazione che non dovrebbe mai tradirti.

San Valentino passa. San Faustino arriva.

Il guardaroba, se è quello giusto, vi accompagna in entrambi.

TRA SAN VALENTINO E SAN FAUSTINO PASSA SOLO UNA NOTTE

L’OSSERVATORIO:CARNEVALE OGNI SCHERZO VALE

Di Capè

Chi non ha mai detto o sentito questa frase seguita da una rumorosa risata collettiva. Scherzi innocenti fra bambini, ragazzi, amici ed amiche e perché no adulti, ieri, scherzi maldestri, cattivi pericolosi oggi. Segno dei tempi che cambiano di pari passo con la tecnologia oppure, pensiamoci, del cambiamento in atto nella popolazione che ieri rideva allegramente delle innocenti burle mentre oggi fotografa ed immortala incidenti od omicidi da mostrare con vanto online tirando avanti come nulla fosse. Ma, mentre il “Tirem innanz” di risorgimentale memoria fu un atto di estrema coerenza e coraggio, oggi è sinonimo di viltà, mancanza di solidarietà e rispetto nei confronti di chi ha in quel momento necessità di aiuto o protezione confidando nella comprensione e giustificazione dei tribunali sempre pronti a porgere una mano al reo.-

Scusatemi ma io non mi sento di festeggiare il carnevale moderno o dei ns giorni quando assistiamo a vilipendio ed aggressione quasi quotidiana delle nostre forze dell’ordine tutte che rischiano la pelle ogni giorno per proteggerci nelle nostre città, quartieri, strade contro un’orda di vandali fascinorosi e violenti e con una madre che si permette di dire che il proprio figlio e’ un bravo ragazzo, lavoratore quando in realtà, sembra perché le indagini sono in corso, era insieme ad altri suoi compagni di merenda impegnato durante i recenti scontri di Torino a colpire a martellate un poliziotto o come il caso di quell’agente che di fronte ad una pistola puntatagli contro durante una retata regolare ha sparato- per difesa propria ed altrui – uccidendo il delinquente. Per tutta risposta assurdamente e’ stato indagato non per eccessiva autodifesa ma per il più grave motivo di assassinio volontario – rischiando l’ergastolo – e tutto perché l’arma del delinquete era a salve come si e’ scoperto dopo il fatto. Al momento dell’accaduto la pistola non aveva il prescritto tappino rosso, era a salve però pur a salve sparava facendo rumore, e poi in un milionesimo secondo sotto stress dell’azione da io o lui sfido chiunque a mantenere i nervi saldi e non reagire come il poliziotto ha fatto. Vi ricordate il calciatore Re Cecconi laziale che venne ucciso dall’amico gioielliere che, trovandosi di spalle nel proprio negozio, all’udire urlare da Re Cecconi, per burla, fermi tutti questa e’ una rapina prese la pistola e sparò. Non fu neppure, per quanto ricordi, processato. Altri tempi in cui la giustizia era vera e non politicizzata – vero signori pidiani? -; un tutore delle forze dell’ordine chiamato per un’emergenza come in questo caso deve e può usare l’arma d’ordinanza e succeda quello che succeda e’ il delinquente che non doveva fare quello che ha fatto e tutto il resto – parafrasando Califano – è aria fritta.

FEBBRAIO IL MESE DELLA PURIFICAZIONE. FACCIAMO LUCE SULLA CANDELORA

Di Francesco Boicelli

La Candelora, celebrata il 2 febbraio, è una delle feste più dense di significato del calendario cristiano. Conosciuta come Festa della Presentazione di Gesù al Tempio e Purificazione di Maria, essa ruota attorno al simbolo della luce, rappresentata dalle candele benedette. Tuttavia non si tratta di una luce improvvisa né trionfante: è una luce che nasce dal buio, dall’attesa, dal grembo della terra e della storia, intrecciando cristianesimo, tradizioni popolari e antichissimi culti pagani. È una luce iniziale, germinale, simile a un seme appena deposto nel solco del tempo. La Candelora non segna un compimento, ma una soglia: l’inizio consapevole di un cammino di crescita della luce che, da questo momento, è destinata ad aumentare giorno dopo giorno. Non solo nel ciclo naturale, ma anche nel tempo sacro della Chiesa, che accompagna simbolicamente questa ascesa fino alla sua piena manifestazione.

Secondo il Vangelo di Luca, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe si recarono al Tempio di Gerusalemme per adempiere alla legge ebraica. Qui Simeone riconobbe il Bambino come il Messia e lo proclamò “luce per illuminare le genti”. Da questo episodio deriva il rito della benedizione delle candele, cuore liturgico della Candelora. La candela diventa così simbolo di Cristo, ma anche segno di purificazione, protezione e speranza. È una luce che non abbaglia, ma promette; che non domina ancora il tempo, ma lo orienta. Non a caso, la festa cade in un momento dell’anno in cui l’inverno non è ancora finito, ma qualcosa ha già iniziato a muoversi sotto la superficie: la luce ha ripreso a crescere, invisibile ma reale, come accade nei giorni che seguono il solstizio invernale.

Molto prima del cristianesimo, questo stesso periodo dell’anno era sacro nell’antica Roma. Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio si celebravano i Februa, riti di purificazione destinati non solo agli individui, ma all’intera comunità e alla terra stessa. Il termine februa indicava gli strumenti rituali di purificazione e ha dato origine al nome del mese di febbraio. Purificare, nel mondo antico, non significava eliminare il male in senso morale, ma riaprire il ciclo vitale, rendere nuovamente fertile ciò che era rimasto chiuso durante l’inverno. La terra, considerata una madre vivente, doveva essere simbolicamente risvegliata affinché potesse accogliere il seme. La Candelora eredita e trasforma questo significato: la purificazione non scompare, ma si interiorizza e si spiritualizza, mantenendo però intatto il legame con il ritmo naturale. È l’inizio di una fase ascendente: la terra viene resa pronta, e la luce, appena riconosciuta, può ora crescere e salire.

In questo contesto si inserisce la figura della Madonna Nera, una delle espressioni più potenti e arcaiche del culto mariano. Diffuse in tutta Europa, spesso custodite in cripte, grotte o luoghi sotterranei, le Madonne Nere conservano una chiara continuità simbolica con i culti pagani della Madre Terra. Il colore nero non è segno di oscurità negativa, ma richiama la terra fertile, l’humus, il grembo che custodisce il seme prima della germinazione. È il colore della notte, dell’inverno, della profondità da cui nasce la vita. Divinità come Demetra, Cibele e Iside incarnavano questa dimensione materna e tellurica: madri che generano attraverso il buio, il silenzio e l’attesa. Con il cristianesimo, questo archetipo non viene cancellato, ma trasfigurato. La Madre Terra diventa Maria, e nella Madonna Nera essa conserva il suo volto più antico: non la regina distante, ma la madre feconda, custode del tempo nascosto in cui la luce cresce senza ancora mostrarsi.

In molte tradizioni, la Madonna Nera è associata a un movimento simbolico di emersione: dal buio alla luce, dal sotterraneo al visibile. Non come una contrapposizione, ma come un passaggio naturale. È la stessa dinamica del seme che, nascosto nella terra, si prepara a germogliare. La luce della Candelora, infatti, non è ancora quella piena della primavera: è una luce fragile, come il primo segno di vita sotto il suolo invernale. Nei culti agrari antichi, così come nella simbologia cristiana, la nascita avviene nel buio.

Da questa soglia, però, il percorso è tracciato. La Pasqua segnerà il momento in cui la vita afferma la propria vittoria sulla morte, così come la primavera sancisce il ritorno visibile della fecondità della terra. Parallelamente, la luce solare continuerà la sua ascesa fino al solstizio d’estate, quando raggiungerà il suo massimo splendore. I proverbi popolari legati a questa festa riflettono perfettamente questa condizione di passaggio, questo stare “tra due mondi”, tra inverno e primavera, oscurità e luce crescente.

La Candelora si rivela così come l’inizio di un grande arco simbolico. La luce di Cristo, celebrata dalla Chiesa, e la luce del sole, seguita dalle culture agricole, non procedono su binari opposti, ma raccontano la stessa verità con linguaggi diversi: ogni rinascita autentica è graduale, ascendente, fedele ai ritmi profondi del cosmo. La Madonna Nera custodisce questa memoria arcaica: è la terra che genera, la notte che prepara l’alba, il grembo che rende possibile l’ascesa della luce. Accendere una candela il 2 febbraio significa allora riconoscere l’inizio di questo cammino: una luce che nasce dal buio e, passo dopo passo, si innalza fino alla sua piena manifestazione.

LA PAGINA LEGALE

Di Capè

Questa rubrica che oggi vede nel nostro quindicinale la luce sarà una finestra sul mondo giuridico prendendo contatto con sentenze utili per tutti sperando di farvi cosa gradita

La recente sentenza 32446/2025 della Cassazione si e’ occupata dell’abitazione e relativa proprietà sia come prima casa o oltre ed ha emesso una sentenza che lasciandomi attonito aprirà un vortice di polemiche e di ricorsi, specie di questi tempi in cui le nostre case libere e non solo vengono abusivamente occupate da chiunque voglia senza titolo ed è la prova che la giustizia non si sa da che parte stia se dal danneggiato – che deve sobbarcarsi di spese e perdere tempo inutile quando ha un contratto di proprietà, per acquisto o per eredità, regolarmente registrato a suo nome da un notaio – o da delinquente che in tal modo la fa franca sicuro di non essere disturbato. Dunque questa sentenza recita testualmente “ il proprietario non solo deve dimostrare la proprietà ma deve anche provare la cosidetta “ probatio diabolica” ovverossia 20 anni di interrotto possesso proprio odei precedenti titolari con documenti o elementi coerenti, convergenti e documentati mentre chi occupa illegalmente l’immobile NON DEVE DIMOSTRARE NIENTE. Viene stravolto cioè l’onere della prova che fa capo al legittimo proprietario aggravato dall’onere dimostrativo almeno ventennale. Si da peso alla presunzione di fatto che chi occupa è il legittimo possessore mentre il vero legittimo proprietario deve dimostrare di esserlo. Ditemi voi se e’ giustizia questa ose di fatto è un espropriare un bene per giustizia “ falsa e rossa” oggi a favore di lestofanti?

Il secondo caso che vorrei portare alla vostra attenzione è sempre dettato da una sentenza, l’ennesima sulla materia, della Corte Cassazione che ha dettato ripetendolo dogma giuridico in merito alle buche stradali o condominiali e cioè che la responsabilità per danni da cosa in custodia –tale e’ nel caso strada di proprietà comunale e/o cortile condominiale – il nesso causale fra la cosa ed il danno non viene escluso dalla condotta colposa del danneggiato se questa si può connotare come caso fortuito ed avere un OGGETTIVO carattere d’imprevedibilità ed imprevenibilità. La responsabilità del custode non può essere neppure esclusa del tutto ma solo attenuata dall’eventuale condotta negligente del danneggiato. Cioè il proprietario – comune o condominio che sia –e’ sempre responsabile o corresponsabile per i danni causati MEDITATE GENTE.!

A TU PER TU CON IL LIBRAIO MICHELE BIAGI DI MONDADORI BOOKSTORE PIETRASANTA

da sinistra l’autore Antonio Viti, il libraio Michele Biagi e la giornalista Manuela Orsini Merani

Di Manuela Orsini Merani

Qualcosa si muove nel mondo dell’editoria. Cresce il numero dei lettori e cambia la visione della libreria.

Le librerie cambiano volto. Non si limitano a spazi adibiti alla vendita di libri, ma chiamano i lettori a partecipare, discutere e confrontarsi. Leggere fa bene ormai è un fatto assodato. A tutte le età, perché oltrepassa i limiti e ci fa viaggiare oltre i confini.temporali e di qualsiasi natura.

Si diceva che l’Italia è tra i Paesi d’Europa a registrare un numero inferiore di lettori, anche se dati alla mano, ci sono alcune novità in positivo. Fonti rilevate dalla nuova edizione dell’Osservatorio AIE sulla lettura a cura di Pepe Research presentata a Più libri più liberi 2025.

Si registra una crescita di lettori pari al 4% che riguarda la fascia di età dai 15 ai 74 anni. Un segmento più giovane, tra i 15-17 anni, sono i lettori in crescita del 5% nell’ultimo anno e potremmo continuare a riportare altri dati incoraggianti. Ma ci fermiamo qui, perché vogliamo sondare il terreno più da vicino.

A Pietrasanta Michele Biagi è titolare della libreria Mondadori Bookstore, lo abbiamo intervistato per capire cosa c’è dietro al lavoro in libreria.

Raccontaci la tua storia, come sei approdato al mondo dei libri e che cosa ti ha spinto ad aprire una libreria. Perché proprio in Versilia, in quella che è stata definita la piccola Atene?

Sono un imprenditore dal 1984. Ho iniziato nel settore dell’elettronica, un’esperienza che mi ha insegnato a stare sul mercato e a costruire relazioni con le persone. In seguito ho scelto di dedicarmi completamente all’impegno politico, svolgendo per dieci anni il ruolo di sindaco e sospendendo temporaneamente la mia attività commerciale a San Vincenzo.Terminata questa esperienza, ho sentito il bisogno di tornare a fare impresa, che è parte del mio DNA. L’approdo al mondo dei libri è stato naturale, come naturale è stata la scelta di Pietrasanta: una città che mi ha sempre attratto per la sua vivacità sociale, economica e culturale. Aprire una libreria qui ha significato creare non solo un’attività commerciale, ma un luogo di incontro e di scambio.

Ogni anno si registra un calo nelle vendite dei libri, eppure il numero degli autori cresce. A tuo avviso quali strategie può adottare un libraio per incentivare l’interesse dei lettori e abituarli a frequentare le librerie?
Credo che oggi un libraio debba puntare sempre di più sui servizi, sulla competenza e sulla professionalità. La libreria non può limitarsi alla vendita, ma deve offrire valore: dal consiglio personalizzato alle promozioni mirate, fino all’organizzazione di eventi che rendano lo spazio vivo e frequentato.Una libreria che si vive, non solo che si visita, diventa un punto di riferimento culturale e sociale per la comunità.Un’attenzione particolare va rivolta ai ragazzi, che rappresentano il futuro. È fondamentale far percepire la libreria come un luogo accogliente, di tempo libero e di crescita personale.

 Bilancio di fine anno, insomma la formula “un libro per natale” è stata sposata anche quest’anno dai Versiliesi e ci sono stati anche acquisti da turisti? Quali autori e generi sono andati per la maggiore?
Sì, anche quest’anno la formula del libro come regalo di Natale è stata ben accolta dai versiliesi e ha coinvolto anche molti turisti. Il libro continua a essere percepito come un dono significativo, capace di unire cultura e piacere personale.

Per quanto riguarda i generi, hanno registrato le vendite migliori i fumetti manga, seguiti dai romance, dal fantasy e dai libri per bambini e ragazzi. Buoni risultati anche per i titoli di classifica e per il genere thriller, che restano una scelta solida e trasversale.

 
Hai scelto dopo una carriera politica questa professione. Quali sono i pro e contro. Anche fra i libri a volte fai un po’ di politica? Qualche suggerimento all’amministrazione locale sul piano commerciale e turistico?
Non vedo veri e propri pro o contro tra l’esperienza politica e quella imprenditoriale. Sono due impegni diversi, ma entrambi vanno vissuti con passione e senso di responsabilità. Li ho sempre affrontati per scelta, senza forzature, dando il massimo di me stesso. Anche nei momenti più difficili, entrambe le esperienze hanno contribuito ad arricchirmi dal punto di vista umano e personale.

La politica continuo a seguirla con interesse, soprattutto attraverso i giornali e i libri di attualità che proponiamo anche nei nostri store. È un modo per restare informato e mantenere vivo il confronto culturale.

Credo sia fondamentale continuare con determinazione l’impegno nella valorizzazione dei centri storici, che rappresentano uno dei principali volani di crescita per la comunità, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e culturale. Investire nei centri storici significa sostenere il commercio di prossimità, rafforzare il tessuto sociale e preservare l’identità del territorio. Un centro storico vivo, curato e attrattivo è un beneficio per tutta la città.”


Il mondo dell’editoria è saturo di proposte. A tuo avviso questo boom di tante realtà è indice di che cosa? Se poi, alla fine della fiera ogni anno ci lamentiamo che leggono sempre meno persone.
È un’apparente contraddizione. Da un lato si legge meno, dall’altro aumentano editori, autori e proposte. Questo fenomeno, a mio avviso, è legato al fatto che oggi c’è un forte bisogno di raccontarsi e di esprimere idee, esperienze e storie personali.

Il vero nodo non è la quantità di libri, ma la capacità di creare nuovi lettori. Per questo il ruolo delle librerie resta centrale: non solo vendere, ma orientare, consigliare e accompagnare le persone alla lettura, soprattutto le nuove generazioni.

Se vuoi anticiparci qualcosa della prossima programmazione in libreria

Abbiamo in programma tre appuntamenti imperdibili dedicati ai grandi delitti irrisolti della Prima Repubblica, raccontati direttamente dagli autori. Gli incontri si terranno in libreria le domeniche 22 e 29 marzo e 12 aprile, alle ore 17, con ingresso gratuito. Sarà un’occasione unica per approfondire fatti storici, discutere e confrontarsi con chi li ha raccontati.

Un libro che Michele Bianchi, allegoricamente tiene sempre sul cassetto o che l’ha motivato a diventare un lettore.

Ho due momenti di lettura nella mia giornata. La mattina inizio con il giornale, per restare aggiornato e affrontare la giornata con consapevolezza. La sera, invece, mi dedico a un buon thriller: è il momento in cui chiudo davvero la giornata, cercando relax e svago. Questo equilibrio tra informazione e piacere mi ha accompagnato e motivato a diventare un lettore appassionato.

IL RACCONTO DEI SAPORI -LA PROPOSTA DELLO CHEF MARCO MARIANI IN COLLABORAZIONE CON LA REDAZIONE-

“Oh signore!No, ma fatemi il piacere oggi è San Valentino e come da copione sulle tavole di ogni ristorante fanno da padroni piatti afrodisiaci. Frutti di mare, cozze accompagnati da bollicine. Stasera vi porto a cena dove dico io e vi sorprenderò”.-esortì Marcello.

Titolare di un negozio di calzature di lusso aveva avuto modo di fare amicizie, in particolare femminili. A suo dire dai piedi di una donna si capiva tutto.

Sophie di nazionalità francese e Mary britannica da clienti erano diventate assidue frequentatrici della sua boutique.

Un salotto che oltre a una vetrina commerciale di scarpe esclusive, si prestava per scambiarsi confidenze.

Entrambe non condividevano tutte le visioni di Marcello, pur appartenendo a tradizioni enogastronomiche diverse, erano concordi che il giorno degli innamorati si dovesse festeggiare in coppia e con il menù che lui rifiutava.

Amiche dai tempi in cui si incontravano in spiaggia a Forte dei Marmi, ormai da anni comunicavano via whatsApp anche in orari insoliti.

Conoscevano bene Marcello e la sua nomea, non tanto di sciupafemmine come sarebbe stato normale per un Italiano nei blasonati anni 50.

Il loro amico era quello che si può definire un frichettone, un ribelle per eccellenza che mal sopportava le consuetudini.

Entrambe lo vedevano come un fratello e spesso assecondavano le sue proposte, ma in fatto di scelte dei ristoranti non toppava mai.

Con loro profonda sorpresa aveva organizzato una cena privata, per celebrare il giorno dell’amore, senza doppi sensi. Una cena fra amici ma con un menù un po’ diverso dal solito. Aveva interpellato il suo amico Marco Mariani, chef del Marcoforte.

Con orgoglio aveva mostrato la carta delle portate, elencando punto per punto.

“Antipasto…ragazze preparate le papille gustative..Rollè di crêpe con tonno di maiale gratinato e crema di caprino”:

“Bene..da noi a febbraio le crêpe vanno per la maggiore, è proprio il mese indicato, io sarò una giudice incorruttibile..”-intervenne Sophie facendo l’occhiolino all’amica.

“Ma non finisce qui..per primo, visto che il pesce qui è di rigore..linguina cotta nella sua bisque agrumi e carpaccio di scampi e gamberi..volevo esaudire i vostri desideri, so che ci tenevate tanto a un richiamo a questo giorno..”-commentò sorridendo.

“E poi..per secondo?-domandò Mary.

“Guancia di maialino cotta a bassa temperatura e arrostita agretti saltati all’aglione e crema di pomodoro confit arrostito”-era intervenuto anche lo chef alle spalle di Marco.

E a chiudere in dolcezza e qui vi troverete entrambe d’accordo, cheesecake classica

base biscotto digestive, gelatina alla violetta e spuma di passion fruit. Allora ragazze vi ho stupito positivamente anche questa volta”?

Le amiche si scambiarono uno sguardo compiaciuto.