
Di Manuela Orsini Merani
Cosa significa essere sposati con Cristo? Ce lo siamo mai chiesto? Un gesto dettato da un sentimento profondo e incondizionato verso il figlio di Dio.
Per tanti di noi, al di là di questo mondo sembra ancora un mistero come tutto possa prendere corpo. O meglio, ci risulta quasi impossibile scegliere in modo spontaneo la povertà, il desiderio di dedicare la propria vita a Gesù e al prossimo, ma anche intraprendere scelte che guardano a rinunce e privazioni. Ammettiamolo è più facile essere egoisti ed essere attratti dal potere, dalla fama e dai soldi. Alla fine però, i conti non tornano e non ci sentiamo felici, che cosa ci manca allora? La fede, forse ma anche la voglia di aprire gli occhi e guardare anche a una dimensione spirituale oltre le nostre paure.
Abbiamo voluto scoprirlo con le madri canossiane Felicita e Anna Maria.
La vocazione è nata da un processo lento o improvviso?
“Sono sempre stata una bambina tranquilla -inizia madre Felicita- a un certo punto sono andata anch’io a scuola dalle suore canossiane e forse lì ho cominciato a maturare una vocazione, anche se, non ero completamente convinta, vedevi più le cose negative che positive. Ho provato anch’io ad avere il ragazzo e alla fine ho deciso di entrare nel convento canossiano a Legnano proprio perché hanno come primo punto l’aspetto educativo. Hanno una grande scuola di 800 ragazze, che copre la formazione dall’infanzia fino al liceo. Io ho avuto la fortuna di stare li dalla materna fino alle magistrali, poi mi sono stata iscritta all’università.
I miei genitori non erano completamente convinti, soprattutto perché avevo interrotto gli studi universitari, però alla fine sono stati bravi e mi hanno lasciato la libertà che ho voluto. Sono stata contenta della mia scelta cresciuta con naturalezza”.
Ha avuto delle suore a cui ispirarsi?
“Tante, ma mi ero affezionata a una suora giovane, come punto di riferimento, nella mia parrocchia c’erano i frati carmelitani di Vittoria Apuana. Hanno contribuito a maturare la mia vocazione, la suora e il parroco.
Com’è stato l’inizio di questo percorso?
“Quando sono arrivata in convento non è stato un trauma, era una vita felice e tranquilla e insegnavo già, mi sono sentita subito a mio agio. La vita religiosa richiede sacrificio, ma regala tanta gioia. Pensi a cosa rinunci, a una vita dedita alla povertà, alla castità e all’obbedienza, però scopri che il valore di ciò cui vai incontro è maggiore alle cose materiali.
Com’era la sua vita prima?
“Io ero abituata ad avere tutto, i miei genitori avevano dei negozi e il trovarsi ad avere niente diventa una cosa complessa. I miei genitori mi dicevano hai fatto tu questa scelta, ma il Cristo è il Cristo. O una ci crede o non fa la suora, devi essere convinta”.
Cosa aspettarsi a grandi linee da una vita da suora?
“Devi fare una vita in comunità con persone che non scegli, estranee che non conosci, magari estremamente diverse per età e per educazione. Una scelta che decidi in prima persona, altrimenti non ti metti in gioco”.
A un giovane che si sente un’ inquietudine dentro cosa direbbe?
“Direi di provare tutto quello che le sembra ovvio per la sua crescita, lei è la prima responsabile della propria vita e qualunque esperienza va bene. Poi le suggerirei di valutare con equilibrio e verità, non è che una persona entra e poi sta dentro per sempre. Ci sono anni, mesi di prova, come altre esperienze e poi in base al suo cuore e al sentimento che ha dentro, come si sente di fare. Non ci sarà nessuno che la sostituisce in questo percorso”.
Mi rivolgo anche a Madre Anna Maria che aggiunge il suo pensiero:
“Deve prepararsi a volere bene a tutto e a tutti, se non c’è l’amore non ci stai. Soprattutto ci deve essere l’aspetto umano, perché noi ci chiamiamo madri, non suore come le altre, la nostra fondatrice voleva che non ci fosse distinzione fra la superiore e le sorelle. Siamo tutte madri, perché bisogna avere il cuore di una madre. Tutti i bambini vengono trattati come figli. Bisogna curare le relazioni fraterne, volersi bene. In relazione alla formazione, cultura, provenienza, ed età, siamo tutte diverse, ma se non c’è il Signore in mezzo, non c’è niente. Lui è il legante”.

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