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L'intervista

Come ti strappo una risata con il dialetto toscano: l’attore e comico Gianmaria Vassallo è un ragazzo fortunato: sapeva già cosa avrebbe fatto nella sua vita

Di Manuela Orsini Merani

«Chi fa questo mestiere, tante volte ha bisogno di calarsi nei panni delle altre persone, di vivere più vite, sembra una frase fatta, però effettivamente è così. Immaginare come può pensare un dottore, un imprenditore, un poliziotto è qualcosa che entusiasma chi fa questo lavoro. Vivere più vite, significa vivere più esperienze».-esordisce con questo piglio determinato l’attore fiorentino Gianmaria Vassallo durante la nostra intervista.

Interpreta storie attraverso le sfumature dell’ironia portando a galla anche particolari della geografia umana che spesso per distrazione, non riusciamo a cogliere nell’immediato.

Classe 1995, studia canto, ballo e recitazione all’accademia del teatro Politeama Pratese diretta da Simona Marchini e Franco Miseria, coreografo di Fantastico e altri programmi Rai.

Avverte la voglia di vivere la scena, la magia del teatro e della recitazione anche in veste di spettatore di opere teatrali e cinematografiche con grandi nomi spesso di passate generazioni.

L’essenza della Toscana scandita da tradizioni e costumi è una necessità che deve raccontare. Non solo attraverso una battuta o negli sketch sui social attraverso i suoi canali, la radio, ma raccontata, cantata anche con un pezzo letterario per far sorridere il suo numeroso pubblico.

Pare parecchio Parigi” di Leonardo Pieraccioni è uno dei recenti film dove hai interpretato un carabiniere. Nel tuo percorso quale ruolo ti ha divertito di più? E quale meno.

«Il personaggio al quale sono più affezionato è l’imprenditore pratese che non rappresenta solo un imprenditore, ma delinea il carattere di ogni buon pratese.

Anni fa, invece capitò uno spettacolo al teatro di Firenze, un testo di Annibale Ruccello, un testo psicologico dove interpretai il ruolo di un bambino oggetto delle fantasie sessuali della famiglia e di un prete. In un certo senso mi ha infastidito quella parte, non era nelle mie corde».

Hai reso il dialetto toscano un po’ la firma della tua comicità, ma se dovessi scegliere un altro, o altri dialetti per creare dei personaggi?

«Mi piacerebbe il veneziano, è molto particolare e affascinante. Ci sono molte affinità però tra il nostro dialetto e quello napoletano:la costruzione della battuta, la sua musicalità. Ha una comicità che viene compresa solo da loro, un’ altra analogia con noi Toscani».

Parliamo di Gianmaria Vassallo, ma come è scattata la tua passione per la recitazione? C’è qualche storia collegata?

«Sono nato con quella predisposizione a voler far ridere e di stare al centro dell’attenzione. Ero affascinato da ciò che mi raccontava mia nonna, ma anche dai racconti delle vecchie generazioni toscane da cui apprendevo alcune storie e fantasie. Fin da bambino avevo questa volontà di raccontare la barzelletta, mi mettevo in piedi sulla sedia davanti ai miei zii e alla mia famiglia. E ho sempre detto che nella mia vita volevo fare questo. Averlo perseguito anche stringendo i denti è stato il regalo più grande che mi ha dato la vita».

In questo numero parliamo di alimentazione, come è cambiata nel corso degli anni e delle polemiche sollevate anche con le vaccinazioni a tecnologia mRNA e quant’altro. Come attore com’è il tuo rapporto con il cibo e soprattutto come toscano che siamo votati alla bistecca alla fiorentina..il tuo pensiero?

«Oggi è fortemente in prima linea l’alimentazione, ci sono comici e attori che seguono una alimentazione corretta. Secondo me non si mangia più per necessità, ma per gusto, ti accenno una risata io sono molto vizioso e dall’altra il metabolismo sta reggendo molto. Mi posso permettere di mangiare una bella pappardella con il cinghiale accompagnata da un fiume di vino rosso, Chianti o Bolgheri. Se poi ti chiamano per una parte dove si deve dimagrire, ci si adegua».

Appunto. Hai mai pensato di interpretare un vegano con un po’ di humour?

«Fare ironia è una cosa delicata, il comico oggi è costretto a stare attento e secondo me ingiustamente. Bisognerebbe avere l’arguzia di capire che a volte è solo ironia per fare una risata e non un torto o cattiveria».

Prossimi progetti, sappiamo anche che sei autore di un libro, “C’era una volta in Toscana. Storie, tradizioni e leggende dalla regione più ganza d’Italia edito Giunti.

«Il mio libro con la presentazione di Leonardo Pieraccioni è alla seconda stampa, c’è ancora un interesse questo è un grande traguardo.

Per l’estate abbiamo tante tappe in Toscana in varie location, nelle piazze sotto le stelle. Stiamo lavorando per la stagione invernale con il mio spettacolo di cabaret articolato da monologhi, gag e canzoni dal titolo “Tuttotoscano niu ediscion”. Farò la prima al teatro Verdi di Montecatini il 30 ottobre, poi il 4 novembre al Puccini di Firenze».

Cosa pensi di progetti inclusivi sulla disabilità, le città toscane ad oggi sono accessibili per tutti, o no?

«Questo è, ancora oggi nel 2026, un tasto dolente, non è solo un discorso toscano ma tocca tutta l’umanità. Quando si parla di mettersi nei panni di qualcuno che soffre di disabilità si fa fatica. Dovremmo pensare che ci sono tante situazioni che si dovrebbero migliorare.

A volte anche i teatri non sono attrezzati, ma anche l’accesso al pullman per fare un altro esempio, dobbiamo confidare nelle nostre istituzioni. Giorni fa ero a un evento dove c’era Eugenio Giani e mentre si stava parlando, il presidente riferendosi a questo tema ha detto che è tra le priorità della Regione».

Una barzelletta che ti identifica o che ti ha accompagnato nella vita c’è?

«Quando si parla di Toscana guardo sempre a un campanilismo. Da tanti anni la nostra è terra di contrasti. C’è un cantante di Pisa e uno di Livorno, il pisano con la sua voce nasale dice che dopo il suo spettacolo è arrivato un nuvolone ed è apparsa la madonna che ha lacrimato per l’emozione. Di rimando il livornese ribatte che anche dopo il suo spettacolo è arrivato un nuvolone ed è apparso Gesù che ha esclamato: Boia tu sì che sei bravo, mica quel brodo di pisano che ha fatto piangere la mi mamma!

Questo descrive al meglio il cinismo e il campanilismo dei Toscani che alla fine si vogliono bene e sono orgogliosi di essere toscani ma, non possono non rivendicare la propria appartenenza e rivelare tutti questi contrasti».


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