L’OSSERVATORIO MESE DI CAPE’

Due argomenti attuali mi hanno sia positivamente che negativamente colpito e spinto a profonda riflessione.

Il primo riguarda il cambiamento climatico in atto. E’ fuori di dubbio che sia in corso un profondo cambiamento climatico e che colpisca noi -in quanto persone – e l’ambiente in cui siamo costretti a vivere. Chi si ricorda le notti primaverili presagio entusiasmante di una vacanza estiva con le inevitabili escursioni al mare o in montagna accompagnati -specie la sera – dal luccichio delle lucciole, con melodia il canto delle cicale, il tutto sotto un cielo azzurro tendente sempre più al blu notturno a far da sfondo a passeggiate romantiche o seduti sul muretto del cortile in compagnia dei nostri amici e amiche? Oggi le lucciole hanno spento la luce le cicale si sono ammutolite e la frescura serale, con il golfino sulle spalle, è sempre più del bel tempo che fu. Caldo afoso a giugno se non fine maggio che aumenta a luglio e, colpa dell’ora legale, finisce, forse, dopo mezzanotte inoltrata donandoci pochissime ore di riposo freschetto per poi, malandrino, assillarci. La commissione europea per combattere questo cambiamento che interessa le città intese come luogo di aggregazione umana colpite da siccità, piogge improvvise violente, incendi (naturali??) boschivi, ha lanciato un progetto interessante rivolto a tecnici, urbanisti e quant’altri interessati per pensare a città adatte al cambiamento climatico in modo da ridare loro – o quanto meno ridurre il danno – un aspetto di convivialità e vivibilità. Encomiabile sforzo ….ma forse tardivo? Questa la riflessione che mi ha inculcato! Il cambiamento climatico – mi correggano i grandi esperti – non è capitato dalla sera alla mattina ma, secondo un profano dell’argomento come io sono, e’ in atto da decenni vuoi per tutti i danni tardivi dovuti alle guerre, alla fantomatica conquista dello spazio, al menefreghismo politico nazionale e locale, allo sviluppo edilizio incontrollato per vil denaro che ha costruito dove non doveva estirpando ettari ed ettari di terreno boschivo, non facendo periodica manutenzione delle strade e via dicendo. Il risultato? E’ sotto i nostri occhi: straripamento di fiumi ed inondazioni, ponti autostradali che crollano, mare che rompe gli argini e distrugge ciò che incontra sul suo cammino, montagne sventrate per estrarre marmo. Io ricordo che anni orsono nei piccoli industriali paesi bresciani, circondati da fossi comunali, più o meno biennalmente si procedeva alla loro chiusura e pulizia con beneficio collettivo nelle fognature e nell’irrigazione dei campi controllata. Eravamo degli scemi? O forse onesti amministratori pubblici che pensavano senz’altro ai loro personali interessi ma con un occhio al benessere pubblico. Altri tempi che mi auguro vengano ricordati e riportati in auge prima che sia tardi, a favore del futuro che lasceremo ai nostri figli.

Il secondo argomento che mi ha sollecitato una riflessione e’ “la giustizia oggi” per gli italiani. C’è’ ancora questa giustizia o l’abbiamo dimenticata e mi riferisco al caso del gioielliere che e’ stato condannato a quattordici anni – sentenza passata in giudicato salvo ricorso corte europea – per avere ucciso colui che ha minacciato i propri familiari nella sua gioielleria armi in pugno. Non sono si badi bene a conoscenza del risultati delle indagini ma così a pelle se una persona minaccia te o i tuoi familiari per disposto del codice penale e procedura penale sei autorizzato legittimamente a difenderti e non sei colpevole. Il delinquente, ladro o assassino potenziale, sta commettendo un grave reato LUI non tu. Se no a che vale darti il porto d’armi o dotare le forze dell’ordine di un arma, anche letale, se la usi per difenderti o nell’espletamento del tuo dovere secondo il giuramento a suo tempo fatto – con pomposità pubblica ed enfatica – e quando e se legittimamente la usi vai sotto processo e devi rifondere i danni al delinquente di turno? Ardua risposta per i giuristi nostrali qualora ancora esistano.

In chiusura lasciatemi fare un plauso a Tarta Editorial Project per curare, sotto migliaia di difficoltà logistiche e politiche, il Progetto “Città Virtuosa” cercando di dare voce ai disabili, da parte loro silenti a volte, sulle barriere architettoniche onnicomprensive finanche umane che impediscono loro di vivere in totale lecita autonomia il centro di una città, negozi compresi dove devono chiedere aiuto per entrare e spendere a favore del negoziante. Vergogna. Grazie Tarta Editorial Project di esistere


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