cucina
Intervista allo chef Marco Sergiampietri
della Blogger Daisy Bozza
Dalla cucina di nonna Antonietta alle grandi cucine di Parigi
Da Montignoso a Parigi, la storia di Marco Sergiampietri รจ fatta di incontri, gavetta, sacrifici e tanta curiositร .
Un ragazzo semplice, che ha iniziato come lavapiatti, ma con lo sguardo sempre rivolto verso la cucina.
Oggi lavora ai massimi livelli della ristorazione internazionale e con sรฉ porta il ricordo dei sapori di casa e una continua voglia dโimparare.
Nei giorni scorsi lo abbiamo intervistato per voi incontrandolo nella centralissima zona degli Invalides e con piacere ci ha raccontato la sua storia.
Marco, partiamo da te. Chi sei, prima ancora dello chef?
โSono un ragazzo di Montignoso. Da piccolo, come tanti bambini, avevo il sogno di diventare calciatore. Ero anche bravo, ma poi le cose sono andate diversamente.
La cucina, invece, รจ sempre stata presente nella mia vita.
Mia mamma e mio babbo cucinavano e mia nonna Antonietta mi faceva vedere come preparare le cose, mio zio aveva una pasticceria a Viareggio, lโaltro fa il pizzaiolo.
Diciamo che la passione era giร nell’aria.โ

E la tua prima esperienza in cucina?
โHo iniziato come lavapiatti. Mentre lavoravo, guardavo continuamente dall’altra parte. Volevo capire cosa succedeva in cucina. A casa, invece, aiutavo mia mamma e mia nonna, soprattutto con preparazioni semplici. E tra i piatti che mi piacevano di piรน ricordo in particolare i risotti e le polpette cucinati da nonna Antonietta. Era un fenomeno ai fornelli!โ
Perรฒ, a un certo punto della tua vita arriva Parigi.
Come sei giunto a questa decisione?
โNel 2017 รจ venuta a mancare mia nonna, alla quale ero molto legato e poco tempo dopo ho ricevuto una chiamata da uno chef che lavorava a Parigi.
Sentivo il bisogno di cambiare, di vedere cosa ci fosse al di fuori di Forte dei Marmi, Massa e delle zone che conoscevo. Sono partito.
Nei miei progetti cโera addirittura Londra, ma poi รจ arrivata Parigi, una grande opportunitร per un giovane che vuole crescere professionalmente.
Una settimana dopo ero nella Ville Lumiรจres per il colloquio e quella successiva avevo giร iniziato a lavorare.โ
Che cosa hai trovato nella capitale francese?
โUna realtร completamente diversa da quella in cui avevo vissuto fino a poco tempo prima, ricca di opportunitร lavorative.
Ho iniziato a lavorare in un hotel cinque stelle, poi ho continuato il mio percorso in ristoranti sempre piรน importanti.โ
Qui ci sono moltissimi ristoranti di alto livello, una clientela internazionale molto esigente e una grande attenzione alla tecnica.
Tutto ciรฒ รจ stato fondamentale per la mia formazione.
Quanto della tua italianitร ritrovi oggi nei tuoi piatti?
โLe mie basi sono soprattutto francesi, perchรฉ sono quasi dieci anni che lavoro qui e ho iniziato relativamente tardi a fare cucina.
Perรฒ conosco e amo la cucina italiana, soprattutto quella vegetale.
Se un giorno aprirรฒ un mio ristorante, mi piacerebbe puntare proprio su una cucina vegetale, fresca e legata alla stagionalitร .โ
C’รจ qualcosa che ti manca della cucina italiana?
โI prodotti. Non credo che abbiamo niente da invidiare alla Francia.
Penso, per esempio, al pomodoro italiano. Ha un sapore che un pomodoro francese difficilmente potrร avere. Qui ho imparato la tecnica, ma in Italia ci sono prodotti straordinari e cerco di mettere insieme queste due esperienze.โ
Quasi dieci anni a Parigi.
Non hai mai pensato di tornare in Italia?
โDa dieci anni dico: “Voglio andare a casa”, perรฒ alla fine non l’ho ancora fatto.
Parigi mi ha dato tanto, ma mi mancano la famiglia e gli amici.
Per fortuna Beatrice, con cui sto da oltre dieci anni, รจ venuta subito con me, ma sono certo che prima o poi tornerรฒ in Italia.โ
Hai fatto tantissime esperienze in tutti questi anni.
Esperienze che ti hanno visto a fianco di nomi prestigiosi come Fulvio Piscedda, Valentino Cassanelli e hai lavorato in ristoranti importanti come il Nolinski e lโAuberge Nicolas Flamel, giusto per citare qualche nome.
Nel tuo futuro c’รจ il progetto di un ristorante tutto tuo?
โSรฌ, รจ il mio sogno. Non ho ancora un’idea precisa di come sarร , ma sicuramente lo immagino nella zona di Forte dei Marmi e, quando arriverร l’opportunitร , ci penserรฒ seriamente.โ
Nel frattempo, continui a imparare e a fare esperienza.
ร questa la tua filosofia di vita?
โAssolutamente. Credo che ogni giorno si possa imparare qualcosa da qualsiasi persona, anche dal lavapiatti. Bisogna essere curiosi e cercare sempre di migliorarsi.
Non esiste un punto d’arrivo. Io non so tutto e non mi considero un fenomeno, sono sempre disposto a impararne altre.โ
La cucina di alto livello, perรฒ, significa anche pressione.
โOgni giorno devi mantenere il tuo livello, coordinare un’รฉquipe, gestire ritardi e imprevisti.
A volte mi arrabbio, รจ normale, ma cerco prima di tutto di spiegare e rispiegare le cose alla mia squadra.โ
L’obiettivo รจ sempre fare il meglio possibile.
E quando torni a casa, riesci a staccare?
โMentalmente รจ difficile. Se hai responsabilitร in cucina, una parte del cervello resta sempre lรฌ.
Per questo a casa, cerco la semplicitร , Se cucino, preparo un’insalata o una pasta al pesto, al pomodoro, anche bianco.
Dopo una giornata in cucina, va benissimo cosรฌ!โ
Hai avuto anche esperienze lontano dalla Francia.
โSรฌ, il viaggio in Messico. Il proprietario di un hotel era venuto a mangiare nel ristorante Nicolas Flamel dove lavoravo e aveva apprezzato molto la mia cucina.
Mi ha invitato a collaborare con il suo chef e sono partito per due settimane nel sud del Messico. Tutto organizzato e pagato!
Ho lavorato con lo chef Rodolfo Castellano, una persona meravigliosa e quello che mi ha colpito di piรน di questo viaggio sono state le persone del luogo.
Erano talmente gentili da non farti mai sentire solo.โ
E hai scoperto anche un ingrediente nuovo.
โSรฌ, la Hoja Santa, una foglia che in Messico utilizzano moltissimo, un po’ come noi usiamo il basilico. Buonissima e mi ha arricchito molto.โ
Se dovessi dare un consiglio a un giovane che vuole venire a Parigi per imparare questo mestiere?
โSe hai voglia di lavorare, Parigi รจ il posto giusto perchรฉ il lavoro non manca. Se vuoi imparare e costruirti un futuro, vieni. Ma devi avere curiositร , umiltร e voglia di migliorare.
Io penso di aver fatto un bel percorso e sono soddisfatto di quello che ho costruito, ma non ho ancora finito dโimparare.โ
E forse, un giorno, tutto questo bagaglio tornerร a casa.
โSicuramente. Il sogno รจ quello di tornare in Italia, nella mia zona, e aprire il mio locale.โ
Ci vorrร ancora tempo, ma il sogno rimane.



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