L'intervista

di Manuela Orsini MERANI
“Me la darebbe”? Detta così suona come una domanda a doppio senso. In realtà è il titolo di uno dei tanti libri scritti da un comico spezzino. Vanta un passato da lettore accanito.
Per lui la notorietà arriva nel 1997 partecipando a uno dei più famosi talk show della storia, il Maurizio Costanzo Show, dove come ospite fisso svela quella che diventerà la sua inconfondibile firma satirica. Parliamo di Dario Vergassola.
Quello che lui definisce ‘giochino di cinismo e umorismo’ lo porterà a una radicale svolta nella sua vita e al successo. Prima marinaio di coperta all’arsenale militare, poi per lui si apre un altro sipario con nuove prospettive.
Nel programma L’elefante condotto da Peter Gomez è lui a regalare pepe con il suo umorismo provocatorio attraverso le interviste a degli esponenti politici.
Negli anni passati ha intervistato tante celebrità e soubrette, per citarne alcune: Michelle Hunziker, Paola Barale, Ambra Angiolini e Filippa Lagerbäck in un botta e risposta dal taglio irriverente e spiazzante. Spigliato e veloce nel suo linguaggio e soprattutto allergico al politicamente corretto.
Adesso tocca a lui rispondere ad alcune delle nostre domande.
Dario Vergassola si nasce o si diventa? Hai iniziato con un altro percorso, dopo aver lavorato come operaio, partecipi nel 1988 a professione comico di Giorgio Gaber, vinci il premio del pubblico e della critica e da allora nessuno ti ha mai fermato. Ma cosa ti ha portato sul palcoscenico quel giorno?
«La fortuna o meglio quello che si dice culo. Sono quelle cose che capitano per caso. C’è una casualità delle situazioni. Un giorno sono andato a fare un provino a Zelig, per puro caso. Sono stato a Milano e da li è partito tutto».
La satira intelligente ti contraddistingue. Hai intervistato attrici, veline, calciatori, scrittori a Zelig e nel programma condotto insieme a Serena Dandini, ma tra di loro c’è stato chi ti ha spiazzato nelle sue risposte? Oppure un episodio talmente particolare che ancora oggi ti piace ricordare.
«Ne avrei talmente tanti di episodi belli da raccontare che non saprei quale citare, è un po’ come quando ti chiedono qual è il libro più bello che hai letto e non sai cosa rispondere. E’ stato bello riuscire a intervistare personalità come Margherita Hack e tanti tipi di personaggi che hanno risposto in modo diverso. Anche chi inizialmente appariva antipatico poi durante l’intervista è risultato diverso».
La tua prima volta in televisione da Maurizio Costanzo show. Che ricordo hai di quel momento e del giornalista Costanzo.
«Ottimo ricordo che mi ha cambiato la vita, il giorno dopo mi fermavano tutti per strada. Ho continuato per un po’ di tempo a lavorare come manovale perché volevo arrivare a un minimo pensionabile. Non credevo che si potesse vivere facendo queste stupidaggini, invece è così. Anche l’esperienza con Costanzo è stata una casualità.
Ho mandato mille volte cassette dei miei spettacoli a questa redazione, non mi hanno mai chiamato. Poi succede che a Torino ho fatto un provino per una manifestazione canora, il festival Sanscemo. Mi sono esibito con la mia canzone intitolata Mario e quella sera tra il pubblico c’era un autore di Costanzo. Tornando indietro direi che mi è andata veramente bene»
Se dovessi farti da solo una domanda scomoda delle tue, di quelle fulminanti che lasciano l’interlocutore senza parole, quale sarebbe?
«Questa è una bella domanda! Sono talmente logorroico che su me stesso non mi chiedo mai niente, forse ho la paura di tutti di chiedersi delle cose, sono ansioso e ipocondriaco. Credo di averla inventata io l’ansia nel mio quartiere. Se mi metto a ravvenarmi da solo la testa non ne esco vivo. La domanda resta sospesa».
I tempi cambiano e forse anche i gusti del pubblico, oggi è forte la convivenza con l’ia, per non parlare dell’arrivo dei robot. Fare ridere è diventato più difficile o no?
«Credo che la voglia di far ridere c’è sempre, ora c’è questo modo diverso di chiamare i comici, ‘stand-up’, ma è la stessa identica cosa. Il comico è in piedi fa dei monologhi, parli della suocera per esempio. Sono solito dire che il comico sta allo stand-up come l’autoscatto sta al selfie, ma adesso se dici faccio un autoscatto la gente si mette a ridere. I giovani hanno un altro mezzo di comunicazione che sono i social. Quello che una volta era Maurizio Costanzo show adesso è Instagram. Se fai delle cose che funzionano per mille motivi su Instagram poi hai un risultato di popolarità e la gestisci come vuoi».
Quindi il cambiamento anche su questo versante c’è stato?
«Un tempo se andavi da Costanzo avevi un palco di persone che venivano li per vederti, invece il mondo dei social è un minestrone. Sui social nessuno rischia una mazza, puoi fare la foto al gatto che invece di miagolare abbaia. Intervisto tante persone nei festival, come Vincenzo Schettini che è diventato famoso con i social ma sa cosa dire.
In altri casi invece persone che hanno 500 mila follower se gli fai una domanda sul loro libro non sanno neanche cosa hanno scritto. Il social è un mondo strano, c’è un algoritmo che decide. Dall’altra parte c’eri tu sul palco con la tua chitarra e stavi un’ora lì con le persone che ti guardavano».
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Ti sei dato al mondo dello spettacolo in tv, teatro, alla musica ma anche alla scrittura. Quale libro ti identifica maggiormente.
«C’è un romanzetto che si chiama La ballata delle acciughe che ho scritto, cercando di farlo in modo ironico. E’ una guida sulla Liguria che col senno di poi però mi annoiavo e ho cominciato a scrivere delle balle. Ho mischiato cose vere con cose inventate da me. Una cosa divertente, la gente crede più alle balle che alle informazioni vere. Questo ti da la misura del tempo. Ho un amico che si chiama Picasso allora secondo me Picasso è ligure. Ho scritto che il suo bisnonno aveva la casa lì,insieme racconto la storia di un pescatore del posto rimasto sfigurato per una bomba. Nel 1907 Picasso lo vede e da lì nasce il cubismo a Sori. Allora dico andate a vedere sul telefonino l’origine davvero il bisnonno di Picasso era di Sori. La gente crede di più a quello che resta sfigurato che non al fatto che Picasso era ligure. Ce ne sono mille di operazioni così di stupidaggini».
Progetti futuri, cosa ci dobbiamo aspettare ancora da Dario Vergassola.
«Impegni a teatro e un programma con Valentina Persia sulla nove. Non resterò sulla barchetta. Però un Dario Show l’ho fatto fare a tutti, ma io non l’ho mai fatto».
Il futuro come lo vedi uscendo dal ruolo di comico.
«Molto più ansiogeno di quello che avevamo noi. Le problematiche sono diverse, trovo abbastanza terribile anche questa strana politica che sta attraversando il mondo, non riesco ancora a capire cosa cercano».
Per concludere Dario in alcune delle sue recenti dichiarazioni, scherzando, ha detto che era stufo di essere chiamato nelle trasmissioni per la sua bellezza. Ama scattare foto di educazione cinica. Non sopporta chi disturba e chi non rispetta il senso civico.
Però ci viene da pensare che proprio in quel salotto romano del mitico Costanzo ha dimostrato come con la versatilità dell’intelligenza si possa creare una magia. Quella non solo di incuriosire il pubblico, provocarlo e solleticarlo, ma anche lasciarlo così, senza parole o nel dubbio. Far ridere è diventato più difficile, siamo cambiati, sfiduciati forse e a volte repressi. Ecco perché ripristinare anche qualche mossa dell’arte del cazzeggio può avere dei lati positivi. Chissà, provare per credere.



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