
Di Francesco Boicelli
C’era un tempo in cui la strada finiva e iniziava il divertimento. Un’epoca in cui i fuoristrada erano macchine semplici, robuste, nate per sporcarsi di fango, superare guadi e scalare mulattiere senza temere graffi o torsioni del telaio. Oggi quel mondo sembra il reperto di un’archeologia industriale. I veri fuoristrada duri e puri โ quelli con telaio a traliccio o a sedime separato, marce ridotte, assi rigidi e una meccanica pensata per durare decenni โ sono quasi totalmente estinti dai listini europei.
E quei pochissimi che resistono si sono trasformati in beni di lusso, oggetti per nicchie di appassionati con portafogli generosi.
Guardando il mercato attuale, la situazione รจ impietosa. Se si cerca un fuoristrada vero, compatto e accessibile, la mente corre subito a un unico nome: il Suzuki Jimny.
Il piccolo fuoristrada giapponese รจ l’ultimo baluardo della vecchia scuola: telaio a longheroni e traverse, trazione integrale inseribile e ridotte. Un progetto geniale nella sua essenza. Eppure, il Jimny incarna perfettamente il paradosso odierno: le dimensioni, essendo piccolo e pensato originariamente come mezzo spartano e da lavoro; il prezzo, perchรฉ a causa delle logiche di mercato e delle pressioni normative รจ diventato incredibilmente costoso per quello che offre, spesso venduto persino in configurazione autocarro (N1) pur di aggirare le maglie larghe o strette delle omologazioni.
Per il resto, chi desidera un fuoristrada capace deve orientarsi verso mostri sacri come la Mercedes Classe G o il Toyota Land Cruiser, mezzi straordinari ma ormai posizionati su fasce di prezzo astronomiche, lontanissimi dal concetto di “strumento da lavoro” o di mezzo democratico per l’avventura.
Il vero rammarico cresce guardando fuori dai confini del Vecchio Continente. In mercati come il Sudamerica, l’Asia o l’Australia, i listini abbondano di veicoli a trazione integrale robusti, intelligenti e incredibilmente affascinanti che noi possiamo solo sognare su YouTube.
Un esempio su tutti รจ la Fiat Toro, il pick-up compatto commercializzato in Sudamerica. Si tratta di un mezzo che unisce la praticitร di un cassone alla versatilitร di un 4×4 moderno, con linee riuscite, un’anima robusta e un posizionamento di prezzo pensato per mercati reali. Non รจ un fuoristrada estremo alla vecchia maniera, ma rappresenta perfettamente quella categoria di veicoli polivalenti, belli e funzionali che in Europa sono stati sistematicamente decimati.
Esistono, รจ vero, opzioni nate altrove ma teoricamente reperibili anche da noi, come la storica Lada Niva prodotta in Russia o la muscolosa Mahindra Thar made in India. Mezzi nati con una filosofia spartana e un costo originario estremamente popolare nei mercati domestici. Tuttavia, tentar di portarli in Europa attraverso canali d’importazione significa scontrarsi con una realtร impietosa: i costi di sdoganamento, l’adeguamento alle normative locali e la logistica fanno lievitare il prezzo finale in modo notevole, snaturando completamente la loro natura originaria di veicoli economici, spartani e accessibili a chiunque.
La responsabilitร di questa desertificazione automobilistica รจ chiara e ha un indirizzo preciso: le normative europee sulle emissioni di CO2 e la sicurezza passiva.
Bruxelles ha imposto target di medie di emissione della flotta cosรฌ rigidi e sanzioni cosรฌ salate per i costruttori che tenere in vita motori termici generosi, pesanti, con cilindrate adeguate a spingere un telaio pesante su terreni difficili รจ diventato economico-insostenibile. Il peso e la meccanica rappresentano un altro scoglio: un vero fuoristrada pesa, richiede acciai spessi, trasmissioni complesse e trazioni integrali meccaniche, tutto ciรฒ che cozza con l’esigenza di abbassare il grammato di CO2 chilometro dopo chilometro. A questo si aggiunge l’ibridazione forzata: spesso, per rientrare nei parametri, le case automobilistiche sono costrette a convertire tutto in SUV stradali, ecologici sulla carta ma fragili nella realtร , pieni di plastica, elettronica vulnerabile e privi di quella robustezza meccanica che caratterizzava i 4×4 di una volta.
Il risultato finale รจ che noi cittadini europei veniamo penalizzati. Ci viene tolta la libertร di scegliere veicoli adeguati, resistenti, belli da guidare anche lontano dall’asfalto, costringendoci a un mercato omologato, fragile e uniformato verso l’alto quanto a prezzi.
La passione per l’avventura fuoristrada, in Europa, รจ diventata un privilegio per pochi. E mentre altrove il mercato continua a respirare modelli intelligenti e vigorosi, qui ci resta solo la nostalgia di un tempo in cui le auto sapevano ancora essere libere.

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