Di Manuela Orsini Merani

Nel suo sguardo leggiamo la seduzione, o meglio con gli occhi lei suggerisce senza dire.

Accattivante, di una sensualità intelligente e non superficiale, attrice e artista, dal cinema al teatro ha svelato al pubblico il suo talento.

Ha recitato con grandi registi, in film diretti da Damiano Damiani, Dario Argento, Alessandro Benvenuti, Maurizio Nichetti, per citarne alcuni.

Prende il nome da un personaggio dei fumetti, icona femminile e femminista Eva Kant, maestra di travestimenti e complice di Diabolik. Gli amici le dicono che le assomiglia fisicamente, mentre per il cognome si ispira a quello dello scrittore statunitense Harold Robbins.

Con Eva Robin’s non vogliamo ritornare a parlare della fama di ermafrodito, già scandagliato da tanti giornali, come le dinamiche della sua famiglia. Sappiamo che tra i suoi obiettivi non c’era quello di diventare donna, ma di frenare uno sviluppo maschile assumendo a 14 anni una cura ormonale.

In alcune interviste ha sempre dichiarato che era molto determinata a creare una corazza superba che era la femminilità.

Non ama parlare di ambiguità, si definisce solida e ha dichiarato ultimamente di pregare e andare in Chiesa.

Eva hai sempre dimostrato di avere una forte personalità e hai contribuito a cambiare il costume italiano. Svelaci luci e ombre del tuo profilo

“Come le falene quando mi sono avvicinata di più alla luce, cioè nel periodo di maggior successo, ho rischiato di bruciarmi. Adesso mi tengo nella penombra, ogni tanto emergo, faccio le sfide che mi propongono perché ogni progetto è una sfida, però sto molto attenta a non sovraespormi.

Il tuo atteggiamento è per difendere te stessa?

Per proteggermi, certo! Perché mi è stata data una grande lezione dagli sbagli si ottengono piu maggiori risultati che dalla facili vincite. Alla luce di quello che gli altri vedono come successo.

Un sogno nel cassetto ancora da realizzare?

Il nuovo progetto che deve andare in porto quest’estate, è uno spettacolo teatrale prodotto dai Teatri di vita con cui ho iniziato il mio percorso teatrale molti anni fa ne La voce umana di Jean Cocteau, con la regia di Andrea Adriatico al Festival di Santarcangelo. Adesso è in replica Il Frigo” di Copi che portiamo di nuovo sulle scene, dopo venti anni di repliche.

Le donne di oggi sono molto cambiate e di conseguenza il rapporto con i maschietti. Come mai in generale assistiamo a quel fenomeno dove l’uomo non perde più la testa per amore?

“La testa bisogna perderla in due sennò è una esecuzione, bisogna tenere presente questo aspetto. Le donne di oggi sono molto più autonome, forti, sono delle guerriere che hanno fatto guerre, rivoluzionato il loro modo di gestirsi. E gli uomini ne sono impauriti, a questo punto un uomo impaurito perde la testa e fa quello che fa, purtroppo. Non ha gli strumenti giusti per combattere questa nuova femmina, non è attrezzato diciamo. Ci vorrebbe un’educazione sentimentale come diceva Flaubert”.

Eva e la sua infanzia ci sono stato degli episodi che ti hanno segnato?

Ci sono state delle tappe, tipo a otto anni ero in un collegio di suore e avevo una magnifica voce bianca e cantavo nel coro della chiesa, a quel punto successe che al teatro comunale di Bologna dove di solito si professa l’opera, facevano la Boheme. Nel secondo atto c’era una scena dove c’erano dei bambini che giocavano intorno a un parpignol, (ndr tenore) e ricordo la mia esperienza, fui catapultato su questo palco e siccome mancavano le bambine mi misero una parrucca. Quello fu il mio primo ruolo femminile. Forse questo e i sapori del teatro, il fascino e le luci della ribalta, i costumi mi hanno ubriacata al punto che piano, piano una volta cresciuto e realizzata la mia parte femminile, sbocciata fuori come se fossi un bruco da una farfalla, ho potuto realizzare degli incontri fortuiti per la mia carriera, passo per passo di attrice.

Quando hai capito che eri famosa, dagli atteggiamenti degli altri o una percezione tua?

Le prime esperienze televisive, che ti portano alla ribalta, la prima intervista su Panorama fu con Antonio Ricci per la critica letteraria di lupo solitario una delle prime di avanguardie televisive. Antonio aveva fatto questo programma condotto da Patrizio Roversi e Syusy Blady. Con i testi di Omar Calabresi distruggevo dei libri di famosi scrittori come rimedio o per non far ballare un tavolo, o li stracciavo platealmente e dicevo che non valevano niente. Una grande provocazione con un grande regista e autore che era appunto Antonio Ricci.

Se non avessi intrapreso questa carriera, quale sarebbe stata l’alternativa, il piano b?

“Probabilmente sarei diventata un’ artista, perché continuo a dipingere e a fare mostre e quello poteva essere una valida alternativa”.

Un accenno alla tua ricerca, quali sono i soggetti delle tue opere?

“Ho iniziato con soggetti un po’ macabri tiravano fuori il mio dark side, la mia parte più oscura, adesso sono passata ai giardini, ho appena finito di affrescare un magnifico murales di 10 metri a Roma con un soggetto della natura, una cascata d’acqua con pappagallini nel teatro nuovo del quartiere San Lorenzo per lo spazio Teatri di vita Scalo”.

Questa identità a colori probabilmente ha contribuito a farti distinguere dagli altri. Si può dire?

“Può essere. Ero un bambino particolarmente diverso, mi distinguevo ma essendo diverso, forse potevo essere oggetto di discriminazioni. Infatti mi isolavo molto, ma non ho mai subito delle persecuzioni anche da fanciullo. La mia aria così tenera e dolce, ho sempre istigato protettività da parte delle persone. Era anche il mio modo di difendermi dal mondo e anche dalla cattiveria, forse”.

Progetti futuri?

“Piccola parte in un crime su rai due, Cagnàz con la regia di Alessandro Roia che era il dandi nella serie romanzo criminale, e con l’ispettore di cui sono la confidente che è Guido Caprino, l’ex commissario Manara.

Un altro progetto sarà un piccolo cameo in un film che girerò ad aprile”.

Hai mai pensato di avere un figlio? Come saresti stata come genitore?

“Temo che non sarei stata preparata. Però vedo che nel mio rapporto con gli animali, che reputo come delle piccole creature da proteggere è molto sviluppato e forte in me, questo senso di protettività, soprattutto verso creature che non si possano difendersi”.

Hai quache animale domestico?

“Prima avevo uno Sphynx, un gatto nudo, sono grandi compagni i gatti, non hanno la parola e quindi non ci sono fraintendimenti. Adesso ho solo due pesci rossi Ping e Pong che non mi danno problemi e ho modo di accarezzare molti animali dei miei amici”.

Ancora oggi c’è chi si interroga sulla sua identità, ma alla fine della fiera ha sempre avuto il coraggio di mettere a nudo se stessa e di vivere parte della vita su un grande palcoscenico.

All’anagrafe resta Roberto Coatti, nella sua centralina come ama dire l’attrice, ma per il suo pubblico è Eva Robbin’s, una donna frivola ed esuberante.

Anzi precisiamo da una sua frase: “Un ragazzo nel corpo di una donna”.

La sua arte fra luci e ombre

L’amore per gli animali, piccole creature da proteggere