Di Anna PERU
Esistono energie da credere o no. Ma se stimolate con delle pratiche o in meditazione possono portarti alla autoguarigione
Arriva dal Giappone si chiama Reiki inventato dal monaco buddista Mikao Usui, inizio XX secolo, per chi non lo conosce è una pratica spirituale, qualcuno pensa che sia un massaggio ma è molto di più perché a differenza del massaggio l’operatore sfiora e non tocca mai il corpo, le sue mani si posizionano sopra a pochi centimetri per 3 /5 minuti dai punti del chakra e organi del corpo. Forse si può definire una forma di meditazione in movimento.
A cosa serve questa disciplina? A riattivare e potenziare il flusso energetico che ognuno di noi possiede, favorisce un benessere generale, in alcuni casi libera dalla depressione.
Si pratica di solito con il maestro rekista o con l’ operatore, esperti del settore e non ha niente a che vedere con la pranoterapia. Infatti in quest’ultima l’operatore trasferisce la propria energia . Di solito ha la durata di circa un’ora, sdraiati su un lettino in una stanza preposta al rilassamento con luci soffuse e musica in sottofondo, il relax è assicurato, la persona deve soltanto concentrarsi sulla respirazione
E arrivato da alcuni anni in Italia inserito in alcuni ospedali come pratica olistica complementare per sostenere mentalmente alcune patologie importanti come viverle e non subirle.Studiato da alcuni medici e fisioterapisti che lo vedono un alleato strategico e importante per combattere tanti sintomi collegati al burnout, depressione ma anche per aiutare a regolarizzare il sonno e tanto altro. Per meglio conoscere la parola reiki significa energia universale e forza personale, dividendo la parola in due parti rei e ki. E già questo fa capire che infatti va da sé ma è anche dimostrato che dando un benessere generale al corpo e alla mente tramite il rilassamento si rafforza l’energia e si stimolano in alcuni casi i processi di autoguarigione.
Fonti dicono che non è tanto considerato dalla religione cattolica ma non è questo il punto da approfondire: vogliamo trovare fonti alternative di guarigione, nella speranza che ciò sia possibile.
Da ricerca ci piace ricordare che anche papà Francesco in un suo discorso in udienza a San Pietro, in sintesi faceva notare che tutti hanno bisogno di meditare, di ritrovare se stessi.
Senza entrare in alcuna appartenenza religiosa ma di avere una più ampia visione globale.


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