
Di Manuela Orsini Merani
Il suo mondo immaginifico era dato dalle commedie in radio, quando era ragazzina. La domenica pomeriggio alle 15 veniva trasmessa una commedia alla radio recitata da attori di teatro. “Ero innamoratissima della voce di Nando Gazzolo”-recita l’attrice che nel frattempo è cresciuta ed è diventata una talentuosa attrice. Lei è Dora Romano e il suo curriculum parla da solo.
Per fare alcuni nomi, ha lavorato con Dustin Hoffmann, Vittorio Gassmann, Eduardo De Filippo e Paolo Sorrentino.
La sua recitazione incanta il pubblico, è capace di regalare spaccati densi di realismo, ironia e tristezza con una estrema disinvoltura.
Si muove, recita in modo naturale, come fa un pittore davanti alla tela usa colori e segni per dare carattere ai suoi personaggi.
Un immersione continua e profonda in un ventaglio di personaggi, dove confluiscono più tratti psicologici: dalla maestra Oliviero ne L’amica geniale, alle interpretazioni cinematografiche in opere di registi di spessore internazionale come Paolo e Vittorio Taviani (Il sole anche di notte, 1990), Tom Tykwer (Il profumo, 2006 – dove interpretò la moglie del protagonista, parte affidata a Dustin Hoffmann), Ferzan Ozpetek (La dea fortuna, 2019), Paolo Sorrentino (E’ stata la mano di Dio, 2021).
Nel 2022 candidata al Nastro d’argento alla migliore attrice protagonista per la serie tv Bang Bang Baby di Michele Alhaique e l’anno dopo altri premi per la sua interpretazione nel cortometraggio L’ultima festa di Matteo Damiani.
“In questa professione bisogna saper fare tutto da soli, per una donna non bella, non ricca, non indipendente dal punto di vista economico questa professione è una sfida epocale. Ancora oggi mi chiedo ma come ho fatto? Stiamo parlando di anni difficili. Ora il benessere è maggiore, i figli vengono sostenuti dai genitori, io non ho mai avuto incoraggiamenti dai miei genitori. La mia era una famiglia semplice, padre artigiano e madre casalinga”. Quell’amore per la recitazione dentro di lei, però prende voce. Da quando aveva 5 anni voleva comunicare qualcosa al mondo.
Ancora bimba inizia a cantare, seduta sul ballatoio in un antico palazzo nel suo paese natale a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.“Forse era un grido per dire al mondo che c’ero, non so”.
Eduardo De Filippi diceva che gli esami non finiscono mai. Anche per te ci sono sempre nuove sfide?
“Certo, continuo a fare provini, ogni volta è come se dovessi ricominciare tutto da capo, questo è stimolante. Nel mio lavoro è importante imparare anche dalle frustrazioni, dalle umiliazioni, però ho avuto la possibilità di fare quello che volevo nella mia vita. Il contatto con il pubblico e creare personaggi è la parte più bella, mi motiva molto”.
Facciamo un passo indietro, come è iniziato il tuo percorso di attrice?
“A pochi metri da casa mia a Castellammare, viveva il drammaturgo e regista Annibale Ruccello, abbiamo incominciato durante gli anni universitari a creare una piccola compagnia teatrale a livello amatoriale. Da lì ho iniziato a calcare le tavole del palcoscenico. Prima con opere di tradizione campana e poi le sue. Sono passati 40 anni dalla sua scomparsa in un tragico incidente quando aveva 30 anni. Avevo già questa tendenza a recitare e ho cominciato a incuriosirmi, lessi di un bando di un concorso di Vittorio Gassman a Firenze. Mandai una lettera corredata con una foto polaroid e mi arrivò un audizione”.

l’attrice Dora Romano con Mario Spallino
Alla fine vinci una borsa di studio e ti iscrivi alla prestigiosa Bottega teatrale di Firenze diretta da Vittorio Gassman, dove ti diplomi. Qual è il tuo approccio alla recitazione? Ci sono attori che dicono che quando recitano diventano i personaggi, e tu?
“Questo è un lavoro che non si smette mai di apprendere, si può imparare da tutto, dalla gente che passa per strada, in metropolitana, da come si comporta in macchina. E’ un mestiere di osservazione, ci sono tecniche, dalla respirazione, dalla dizione, dal corpo, certi meccanismi fisici. Uno degli aspetti che più mi ha colpito del metodo Strasberg è l’approfondimento della memoria emotiva, detta così sembrano due paroline. Posso costruire il personaggio attraverso la memoria evocata dal testo e aiutata dalla mia personale memoria emotiva. Un esercizio molto divertente e di grande concentrazione, il mio sforzo è di approfondire la personalità di quel personaggio, di riempirlo di emozioni e sensazioni e di non dire bene una battuta. È fondamentale rispettare quel personaggio, non andargli contro. Tra uno dei massimi esponenti di questo metodo c’è Robert De Niro”.
Quindi diventi tutt’uno con il personaggio, soffri con lui?
“Non soffro come il personaggio, soffro e basta, si crea una sofferenza”.
E veniamo a una delle tue recenti interpretazioni, è terminata lo scorso 29 marzo, la quinta stagione di -Imma Tataranni-Sostituto procuratore- dove rivesti il ruolo della signora Filomena De Ruggeri.
Ci sono dei punti in comune con questo personaggio forte e fragile al tempo stesso, o no?
“Nessuno. Non so se sarei potuta diventare sua amica. Come lei sono una donna del sud, ma sono venuta via proprio perché non sopportavo certe gabbie moralistiche, di convenienza e di comportamenti. Non sono mai stata una ribelle vera e propria, non sarebbe stato possibile allora. Per questo ruolo ho preso ispirazione da mia madre, era siciliana. Aveva un figlio maschio che adorava e gli permetteva tutto e l’ho vissuta come una grande ingiustizia. A noi figlie femmine era proibito tutto. Anche se non sono madre tendenzialmente non avrei mai fatto una cosa del genere, anche considerare mio figlio come un qualcosa di proprietà. Però Filomena è anche un personaggio divertente, rispecchia le madri del sud che nascondono delle fragilità come perdere l’amore di qualcuno. Ho cercato di dare un quadro non banale, più profondo anche nel descrivere le sue fragilità e i suoi meccanismi di difesa. E la grande guida di Francesco Amato, grande regista e una persona speciale, è stato il metro di questo personaggio, è stato molto importante che lui mi dicesse quando insistere o essere meno impulsiva”.
Qualche anticipazione dei nuovi episodi in relazione al tuo ruolo?
“Troveremo una donna che, avendo attraversato tante fasi, anche dolorose, ha capito che ognuno deve essere padrone della propria vita e affrancarsi dal ruolo che le convenzioni, la società, le chiacchiere di paese impongono. E troverà un modo più maturo e consapevole del suo essere donna, moglie, madre e nonna”.
Quando avremo il piacere di rivederti sugli schermi?
“In autunno con un’ altra serie poliziesca Cagnàz ambientata a Rimini e prodotta da Rai Fiction. Sarò la nemica del protagonista Guido Caprino una ndranghetista calabrese molto ricca e potente.
E nell’opera prima Tutto l’universo del regista Matteo Damiani, un cortometraggio ambientato nelle Marche, un progetto interessante”.
Appari come una donna molto determinata e di forte temperamento, dici che affronti tutto come una sfida e in quali personaggi vorresti misurare il tuo talento?
“La protagonista di Misery non deve morire, ci sono personaggi come questo che richiedono una grande profondità che mi entusiasta. Interpreto tutti i ruoli, dal drammatico al comico. La vita contiene tutto questo. Mi divertirebbe capire a che punto può arrivare questa sfida verso la mia parte oscura.
Mi piace molto anche la drammaturgia francese e inglese. Vorrei misurarmi con personaggi forti ma anche umoristici come Miss Marple”.
Una domanda che ti avranno fatto tante volte. Immagino che non potresti considerare la tua vita senza la recitazione, ma esiste un piano B al ruolo di attrice?
“Non potrei farne a meno. In 45 anni mi sono allenata tanto e devo tutto al teatro che mi ha insegnato molto, è stata la mia palestra, croce e delizia. Mi piacerebbe ritornare in teatro, dopo 9 anni di assenza”.


Leave a Reply